In difesa dei marò

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ITALIA – Roma.13/01/2014. La vicenda dei due marò  che rischiano la pena di morte in India, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, è grottesca. Cominciando da quello stato del Kerala dove tutto ha avuto inizio e dove i magistrati hanno puntato i piedi e acceso la miccia dell’odio verso i nostri marinai.

Kerala che invoca “giustizia” per i suoi marinai uno stato in cui il primo ministro viene pestato a sangue dai cittadini, le organizzazioni internazionali parlano di violenza inaudite contro le donne (che vengono vendute e comprate o eliminate prima di nascere con aborti selettivi) e i bambini vengono venduti dalle famiglie povere, bambini che poi vengono usati come merce. 

Dunque da quel paese Massimiliano e Salvatore dovrebbero aspettarsi giustizia. 

Il Kerala tra gli stati dell’india non è quello che spicca per onestà intellettuale. Vediamo alcuni episodi del 2013 che mettono in luce come viene applicata la giustizia nello stato del Kerala. Il 15 febbraio 2013 sono stati arrestati degli attivisti con l’accusa di essere maoisti. Tra quelli finiti in carcere CK Gopalan, un ex membro del Consiglio di Stato dell’organizzazione Porattam, arrestato dai Wayanad, la polizia del Kerala, con l’accusa di possedere manifesti e avvisi stampati per commemorare il “compagno Verghese” nel giorno della sua uccisione. Il gruppo aveva ottenuto in passato il permesso di commemorare l’attivista ucciso dalla polizia 42 anni fa. CK Gopalan è stato arrestato e accusato in base all’articolo153 (b) dell’IPC (Illecite Prevention Act), che consente l’arresto per prevenire atti illeciti.  Altri tre attivisti, Shanto Lal, Vinod e Usman sono stati prelevati dalla Mananthavadi e arrestati in base all’articolo 39, comma 1a del Uapa con l’accusa che questi attivisti stavano promuovendo una campagna per le attività del Cpi (Partito comunista maoista). Tra gli arrestati figurano registi, produttori cinematografici, artisti. L’11 giugno 2013, lo Stato del Kerala contro 5 tra le personalità di spicco del mondo cinematografico indiano (divieto di proiettare i loro lavori): KP Sasi, rinomato produttore di film e attivista, I  Shanmukhadas, noto critico cinematografico, Prasannakumar TN, attivista film, Shafeek, un giovane giornalista e Deepak, attivista Filmmaker e Film Society. Le accuse per tutti disordini, assemblaggio illegale, ostacolo alla giustizia. Questi artisti insieme a decine di scrittori avevano protestato contro la pena di morte applicata nei confronti di Afzal Guru (1969 – 9 febbraio 2013, cittadino indiano, condannato dal tribunale indiano per l’attacco del dicembre 2001 al Parlamento indiano, e condannato a morte in base al Prevention of Terrorism Act dalla Corte speciale nel 2002). 

Le accuse contro gli attivisti erano tutte infondate, in realtà gli artisti avevano organizzato una manifestazione pacifista durante il VIBGYOR Film Festival 2013. 

Il 28 ottobre 2013 vengono arrestate 22 persone per aver aggredito il primo ministro del Kerala, Oommen Chandy a Kannur, che era secondo gli aggressori un uomo corrotto. Gli aggressori hanno lanciato sassi contro il politico. Chandy ha accusato i partiti comunisti che però hanno negato il fatto. Il 14 novembre 2013, lo Stato si è lanciato contro gli agricoltori: 27.000 contadini di origine Tamil, 3000 famiglie sfrattate dai loro territori. Motivazioni: aumentare il cemento nelle aree agricole dove non c’è nemmeno l’acqua potabile. 

In questo clima dunque l’Italia dovrebbe fidarsi delle leggi e dell’imparzialità dei giudici e dei governanti del Kerala che come se non bastasse si stanno preparando alla nuova tornata elettorale. 

Uno stato che violando le norme internazionali ha inseguito una nave in acque internazionali. Non solo, ammesso che i due marinai italiani abbiano sparato e colpito i pescatori, va ricordato che i pirati nei loro attentati utilizzano lo stesso tipo di imbarcazioni che usano i pirati. E ancora, senza sottolineare per l’ennesima volta il grave errore della Farnesina di far sbarcare i marò dalla nave, da che parte sta lo Stato Italiano? I due soldati agivano per conto dello Stato italiano e in quanto tale non sono imputabili di omicidio. Altrimenti lo sarebbero tutti i soldati in tutte le missioni militari. Deludente non è lo stato del Kerala, ma è l’India che ha individuato nel tribunale speciale a Nuova Delhi il luogo del confronto. Ma che potrebbe in base al THE TERRITORIAL WATERS, CONTINENTAL SHELF, EXCLUSIVE ECONOMIC ZONE AND OTHER MARITIME ZONES ACT, del 25 agosto 1976 potrebbe impugnare la decisione per motivi di sicurezza nazionale. Deludente è il governo italiano che non tutela le aziende all’estero e quando lo fa mette in pericolo la vita di coloro che lo stato lo servono ogni giorno in ogni condizione.