MAR CINESE MERIDIONALE. Ecco come la nuova US Navy andrà contro Pechino

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Il Pentagono ha organizzato una serie di esercitazioni navali per contrastare la modernizzazione militare cinese: «L’evento più destabilizzante del XXI secolo sarà quando la Cina riuscirà a raggiungere la parità convenzionale in un momento e in un luogo di sua scelta», ha detto il generale Tracy King, capo della sezione Expeditionary Warfare dei Marines «Queste esercitazioni stanno rafforzando questo fatto. Quindi, quando saranno in grado di farlo, e quando potranno decidere se andremo o meno a combattere o meno, sarà estremamente destabilizzante», riporta Breaking Defense.

Nel tentativo di prevenire la parità, la Marina e i vertici del Pentagono stanno lavorando su un piano di struttura delle forze che include più navi senza equipaggio, navi più piccole che sarebbero più difficili da colpire e armi a lungo raggio che potrebbero tenere a distanza le navi cinesi. Parte della valutazione comprende un’analisi approfondita di come la Marina e il Corpo dei Marines possano penetrare nelle difese che la Cina ha costruito lungo le sue coste e le catene di isole nel Mar Cinese Meridionale.

Le parole di King e del Contrammiraglio Paul Schlise, Direttore della Guerra di Superficie della Us Navy, danno un’idea del pensiero del Pentagono, e dove vedono lo stato di avanzamento della nascente corsa tra gli Stati Uniti e la Cina: «Le esercitazioni ci mostrano che la Cina ha investito in sistemi d’arma specificamente progettati per contrastarci (…) La nostra forza congiunta non è costruita per contrastarli in modo specifico».

Questo sta portando la Marina e i Marines a cercare modi per impiegare le loro forze in nuovi modi per cercare di entrare nella bolla protettiva cinese in più modi e in più luoghi: «Se dovessimo combattere con la Cina ci sarà molta confusione per i primi 30 o 45 giorni, e poi dovremo combattere in modo diffuso», ha aggiunto King.

I Marines stanno cercando di investire di più in missili a più lunga gittata che possono essere rapidamente posizionati a terra e iniziare ad attaccare le navi nemiche proteggendo i gruppi di attacco delle portaerei statunitensi; il Corpo ha ottenuto dal segretario alla Difesa Mark Esper l’ok su un nuovo piano per la struttura delle forze armate dei Marines.

I Marines stanno tagliando una parte significativa della tradizionale forza: artiglieria, mezzi corazzati e elicotteri, a favore di una forza più snella, più precisa e più veloce. I beni capitali sono le portaerei, le navi anfibie a grande ponte e i sottomarini nucleari, che sarebbero tutti obiettivi primari in qualsiasi conflitto in mare.

Schlise ha suggerito che la portaerei, nonostante alcune voci sulla loro fine avranno nuova vita: «Il Carrier Strike Group rimane la prima unità di combattimento della Marina Militare, e quella struttura di forza rimarrà in giro per un po’ di tempo», ha detto. Più navi senza equipaggio, fregate più piccole e altre navi relativamente poco costose permetterebbero alla Marina di superare il suo precedente obiettivo di 355 navi, un numero che Esper ha già definito troppo basso.

Lucia Giannini