MAR CINESE MERIDIONALE. Duterte minaccia di annullare il trattato di difesa con gli USA. La Cina ringrazia

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Il presidente filippino Rodrigo Duterte ha rinnovato la minaccia di interrompere la cooperazione di sicurezza con gli Stati Uniti, in risposta ai recenti divieti di viaggio imposti ai funzionari filippini coinvolti in presunti abusi dei diritti. Il leader filippino ha anche rifiutato l’invito del presidente degli Stati Uniti Donald Trump a partecipare a un vertice speciale dell’Asean che si terrà a Las Vegas alla fine del 2020.

Se Duterte darà seguito alla sua minaccia, ciò segnerà un significativo allontanamento diplomatico e strategico e darà alla Cina un nuovo vantaggio nel Mar Cinese Meridionale. Mentre gli Stati Uniti e le altre nazioni occidentali intensificano le sanzioni contro gli autori di violazioni dei diritti umani nelle Filippine, compresi quelli legati alla “guerra contro la droga”, Duterte sembra sempre più preoccupato per le sue prospettive politiche future, riporta Asia TImes.

Minacciando l’espulsione delle forze Usa dalle basi filippine nel Mar Cinese Meridionale, il leader filippino spera probabilmente di scoraggiare le sanzioni occidentali contro i suoi amministratori e contro se stesso. Allo stesso tempo, ha raddoppiato il suo contatto strategico verso la Russia e la Cina, che, secondo il presidente filippino, «rispettano la sovranità delle Filippine», cosa che, secondo lui, è «totalmente assente» dall’America e dall’Occidente. La sua guerra alla droga, che ha causato la morte di migliaia di sospettati, ha incrinato i rapporti con gli alleati tradizionali.

L’Amministrazione Trump ha inizialmente cercato di smentire i disaccordi a favore di una più stretta cooperazione strategica, soprattutto alla luce delle preoccupazioni condivise sull’assertività della Cina nel Mar Cinese Meridionale; ma le tensioni sono arrivate lo scorso anno quando il governo statunitense ha approvato misure tese a punire i trasgressori dei diritti umani nelle Filippine. Nei giorni scorsi, alcuni alti funzionari filippini hanno espresso apertamente la loro preoccupazione per il divieto di viaggiare e altre misure punitive per il loro presunto coinvolgimento in presunti abusi.

Tra i politici vicini a Duterte e sanzionati c’è l’ex capo della polizia Bato Dela Rosa, oggi senatore, che ha diretto le prime dure operazioni contro il traffico di droga nelle Filippine. Duterte, dopo aver saputo delle sanzioni, ha minacciato, per rappresaglia, di abrogare l’Accordo sulle forze filippino-americane, Vfa, in vigore dalla chiusura delle basi militari americane nelle Filippine all’inizio degli anni Novanta, fornisce il quadro giuridico per l’ingresso dei soldati statunitensi nelle Filippine, e il software operativo per l’alleanza di difesa filippino-americana, sancito dal Trattato di difesa reciproca del 1951, che in qualsiasi momento vede le truppe statunitensi di stanza nel Paese a rotazione, anche nelle regioni meridionali a rischio terrorismo.

Senza il Vfa, gli Stati Uniti non sarebbero in grado di sostenere la loro significativa presenza militare nelle Filippine, una svolta che avrebbe importanti ramificazioni per la posizione strategica dell’America nel Pacifico occidentale, in particolare nei confronti della Cina. Avrebbe anche un impatto sulle attività militari congiunte e sulle esercitazioni, quasi 300 nel 2019.

Lucia Giannini