MALI. Keita apre al dialogo con i jihadisti

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Il presidente del Mali Ibrahim Boubacar Keita ha dichiarato che le autorità sono disposte a parlare con i gruppi jihadisti nella speranza di porre fine a un’insurrezione che ha reso ingovernabile e alimentato la violenza etnica. La violenza jihadista ed inter-etnica va poi a sommarsi con l’insicurezza creata da diversi focolai di epidemie presenti nel paese. L’esercito ha subito perdite crescenti negli ultimi mesi per mano di estremisti islamici, che hanno intensificato gli attacchi contro soldati e civili nei Paesi vicini della regione del Sahel, in particolare il Burkina Faso.

L’escalation di spargimenti di sangue nelle regioni centrali e settentrionali del Mali ha provocato un ripensamento a Bamako, ha dichiarato Keita ai media francesi: «Perché non provare a contattare coloro che sappiamo tirare i fili (…) Il numero di morti nel Sahel sta diventando esponenziale. È ora di esplorare altre strade», riporta Radio France Internationale.

Keita non ha detto cosa si stava facendo per parlare con i gruppi islamisti; ma ha solo detto che l’ex presidente Dioncounda Traore, suo alto rappresentante nel Mali centrale, «ha il compito di ascoltare tutti».

Le forze francesi sono intervenute nel 2013 per respingere i jihadisti che hanno preso il nord del Mali, ma i militanti si sono raggruppati, sfruttando il conflitto intercomunitario per reclutare ed estendere il loro raggio d’azione nel Mali centrale.

Il governo recluterà altri 10000 soldati per contrastare la minaccia jihadista e la Francia sta inviando 600 soldati da aggiungere ai 4500 già presenti nel Sahel o con una missione regionale di pace dell’Onu di 14000 uomini.

L’anno scorso, almeno 456 civili sono stati uccisi e centinaia di altri feriti nel Mali centrale in quello che è stato l’anno più mortale per i maliani dall’inizio dei disordini, secondo Human Rights Watch.

Le ultime vittime sono stati due maliani intervistati in precedenza da France 24. 

Il pastore Sadou Yaya, detto Banandi, era stato rapito il 5 febbraio e poi giustiziato alcuni giorni dopo nel suo villaggio di Lellehoye, nella zona di Ansongo. Secondo quando riportato da molti account social media locali, Sadou Yaya è stato ucciso perché era stato mostrato in un’intervista a France 24 a volto scoperto. Via social media molti hanno puntato il dito proprio contro il canale di informazione francese. 

Le forze francesi hanno effettuato il 10 febbraio un rastrellamento successivo a degli attacchi aerei nella zona di Adjora, area di Gossi. Secondo quanto riportato sono stati ritrovati un veicolo distrutto e 15 membri di ISWAP uccisi, che continua a uccidere i capi tuareg nell’area di Ouatagouna.

Luigi Medici