Sul Mali è piena crisi decisionale

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MALI – Bamako. Mentre nel Nord del Mali i gruppi ribelli stanno studiando la situazione per capire su chi contare o meno, a Bamako è sempre più crisi politica. Nella capitale del Mali il 10 dicembre scorso hanno manifestato su invito del primo ministro alcune migliaia di persone in favore dell’intervento militare congiunto tra forze maliane e forze dell’Ecowas.

 

Dieci giorni prima, il 29 novembre, il Segretario delle Nazioni Unite, Ban Ki Moon, aveva dichiarato che un intervento militare in Mali avrebbe forse peggiorato la situazione. Moon aveva affermato che il dialogo doveva essere la soluzione preferita e l’opzione militare solo l’ultima spiaggia. I governi del Mali e del Niger avevano deplorato un tale discorso da parte del Segretario Generale e richiesto la “luce verde” da parte del Consiglio di Sicurezza per la missione.

A sostegno dell’operazione si era schierato anche il presidente ivoriano e presidente dell’ECOWAS, Alassane Ouattara, richiedendo che il piano della missione fosse adottato rapidamente per intervenire entro al fine del primo trimestre del 2013. Gli avevano fatto eco poco dopo il presidente del Benin e attuale presidente di turno dell’Unione Africana, Thomas Boni Yayi, e il presidente del Ciad, Idriss Déby,richiedendo il dispiegamento quanto prima della forza dell’Ecowas.

La situazione sembrava peraltro andare nella giusta direzione quando le armi destinate al Mali e sequestrate dal luglio scorso al porto di Conakry erano state liberate dal governo guineano. Si tratta di blindati leggeri provenienti dalla Bulgaria molto utili per la guerra di movimento nel deserto.Di fatto però, la politica interna maliana ha preso il sopravvento.

Nella notte tra 10 e 11 dicembre, il capitano Sanogo, capo dell’ex giunta militare che aveva preso il potere all’inizio del 2012, ha costretto il primo ministro Cheick Modibo Diarra e il suo governo a rassegnare le dimissioni nelle mani del presidente Diouconda Traoré, per poi arrestarli. In un momento così delicato i militari hanno voluto ricordare al potere la loro importanza. In particolare il governo è accusato di favorire la presenza straniera con la missione dell’Ecowas per ridurre l’importanza dei militari maliani, e soprattutto di porre le basi elettorali per la loro successiva riconferma.

Il presidente Traoré ha nominato il successore di Diarra; Django Cissoko è ormai il nuovo primo ministro. Il comportamento dei militari però ha una conseguenza chiara: rinvia l’intervento dell’Ecowas. L’esercito maliano non è però pronto ha combattere da solo, non ne ha ne le capacità, ne la logistica e ancor di più non ha la struttura di comando necessaria. Per tale motivo, le fonti locali propendono maggiormente all’ipotesi di una soluzione negoziata con i tuareg del MNLA e i tuareg islamici di Ansar Dine. Di fatto la paura di Sanogo è che l’Ecowas possa compiere un’operazione per sanare il doppio colpo di Stato: quello al nord dei ribelli e quello a Bamako dei militari.