LIBRI. Tutto è in frantumi e danza

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Il libro scritto a quattro mani da Guido Maria Brera (manager della finanza) e Edoardo Nesi (scrittore – Premio strega nel 2011 con Storia della mia gente edito da Bompiani) è senza ombra di dubbio un esperimento umanistico di economia divulgativa.
Una formula nuova per raccontare, con una vena pessimistica e che ha il sapore della rassegnazione, il fallimento della globalizzazione, del mercato libero e della possibilità, vedi Grecia, di come uno stato possa fallire.
Quando il mostro dell’economia alimentato dall’insana ideologia del profitto “globale” si rende capace di creare, imporre e giustificare una propria morale, nuovi scenari economici sgretolano la politica del territorio legata alla vita comune e dimentica che prima di tutto siamo persone e non oggetti di speculazione finanziaria.
Durante la lettura del testo veniamo informati di alcune tappe fondamentali, nel corso della nostra recente storia economica, che hanno tracciato un solco pesante sulle nostre inconsapevoli vite.
L’ingresso nel 2001 dei cinesi nel Wto (Organizzazione mondiale del commercio) ha permesso alla dittatura cinese di imporre nuove regole di mercato senza assoggettarsi a nessuna condizione legislativa del mercato europeo.
Da un estratto del libro: «La dittatura ringrazia e irrompe nelle reti del commercio mondiale garantendosi la più totale autonomia e libertà, attingendo dalle teorie del libero mercato solo le parti che le convengono. Con un costo del lavoro incomparabilmente più basso rispetto a quello europeo e americano, in quattro e quattr’otto si prende gran parte del lavoro manifatturiero del mondo».
Edoardo Nesi ci racconta il fallimento progressivo dell’azienda di famiglia che si trova costretta a chiudere e ci narra, con le parole della sconfitta, l’ineluttabile fine di molti. La grande e unita Europa e la sua BCE il “deus ex machina” impongono i loro diktat scaturiti da proiezioni macro-economiche che fanno politica.
Da un estratto del libro: «Perché lo vedi – lo sai – che non sei stato il solo a fallire, e che sono ormai centinaia e centinaia di migliaia di persone ad aver perso il lavoro da quando è avviato il nuovo millennio, in Italia, in Spagna, in Portogallo, in Grecia e persino in Francia.
Era gente di manifattura, come te. Trasformatori di materie prime. Piccoli imprenditori. Artigiani. Tecnici. Operai.
Troppi per essere tutti incapaci.
E poi sono diventati milioni.
Ci sono milioni disoccupati, in Europa.
Cos’è successo? Come si è potuto arrivare a questo?
Perché tutto ciò che andava bene ha cominciato ad andare male, e di andar male non ha più smesso?
Di chi è la colpa?».
Lo stesso Guido Maria Brera spiega, con i dovuti sensi di colpa, la vicenda del fallimento dello Stato Greco e i legami tra i mercati azionari, il debito pubblico e la gestione dello stesso in relazione ai suo creditori.
Scopriamo così che l’Italia, in virtù dell’ingente debito pubblico, è “Too big to fail” (troppo grande per fallire).
Quando un’azienda-Stato fallisce i suoi creditori non possono più pretendere di essere pagati.
Dall’abrogazione del Glass-Steagall Act, la legge bancaria degli Stati Uniti alla bolla immobiliare americana sino ad arrivare al “quantitative easing” della Bce in Europa; tutto, in maniera sinergica, ha effetti, spesso negativi, sugli ultimi. Perché il vero fallimento della globalizzazione è quello di non considerare gli ultimi perché non generano profitto.
Verso la fine incontriamo un Edoardo Nesi, che entrato in politica ne rimane deluso per poi essere emarginato dal sistema.
Da un estratto del libro: «Non è certo da Montecitorio che si può fermare il movimento dell’ingranaggio nel cielo, e le tappe del disincanto sono più o meno queste: prima ti accorgi che un singolo deputato non può nulla, poi che il tuo partito non può nulla, poi che nessun partito – nemmeno quello di maggioranza – può nulla, poi che il governo non può nulla, e infine capisci che è la politica stessa italiana a non potere nulla».
L’ultimo capitolo dedicato a Trump fa riflettere su come gli americani abbiano scelto di consegnare l’America in mano al palazzinaro più famoso del mondo, che con poche ed efficaci parole ha condannato la globalizzazione e si è ricordato che anche gli ultimi, e sono tanti, hanno diritto al voto. Da un estratto del libro: «Trump ha vinto perché ha colto nel segno, ha identificato il problema. Ha mostrato il fallimento economico dell’Occidente, ci ha aggiunto tutte quelle cazzate sull’immigrazione e ha trovato il programma elettorale perfetto per questi tempi».
Il libro è un’occasione per interrogarsi e per cercare, criticamente, di far luce sullo scenario economico-sociale del nostro tempo. In virtù di quanto detto mi chiedo come mai nel testo non si parli mai della Chiesa e della sua influenza sul mondo finanziario; mi chiedo anche come mai non venga preso in considerazione l’attacco terroristico delle torri gemelle nel 2001 e la sua matrice terroristica. Eventi del genere, per la gravità della loro portata, modificano e scardinano un sistema sociale e di conseguenza, l’economia globale.
Il titolo Tutto è in frantumi e danza è ripreso da una canzone di Jim Morrison The Ghost Song.
Everything is broken up and dances.
Come ho già ripetuto all’inizio della recensione il libro è un esperimento umanistico di economia divulgativa e riesce nell’intento, ma se dovesse mancare nella vostra libreria non è sicuramente un dramma.

Simone Lentini

Tutto è in frantumi e danza
Guido Maria Brera, Edoardo Nesi

Editore: La nave di Teseo
Collana: Oceani
Anno edizione: 2017
Pagine: 179 p. , Brossura
EAN: 9788893441858