LIBRI. L’Odio e amore paterno di Starnone

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Un lasso di tempo che va dal fascismo, alla Seconda guerra mondiale, alla liberazione sino al confine degli anni Duemila, incontriamo Federì e Rusinè, genitori napoletani dell’io narrante, Mimì, che cerca di ricostruire il passato della propria famiglia attraverso la figura ingombrante del padre, dotato del talento della pittura e ossessionato dall’ambizione di veder riconosciuto il proprio valore come artista.

«Dopo piatti spaccati e minacce e brutte vie di fatto, la furia scoloriva piano e Federì si trovava di fronte alla ragione vera di quella sua voglia permanente di accapigliarsi: lo scontento di tutto, al disperazione di sé, mai dichiarata eppure sempre strisciante. Certe volte, a conclusione della lite, si metteva a piangere».

Via Gemito, vincitore del premio Strega nel 2001, di carattere autobiografico, è il tentativo, da parte dell’autore, di placare il proprio conflitto interno nei confronti di un genitore, il padre, eternamente scontento, insoddisfatto della vita e costretto, per mantenere la famiglia, ad un opaco lavoro da ferroviere.

«E le ferrovie se l’erano ingoiato di nuovo». Spesso violento e volgare, Federì, si impadronisce prepotentemente di tutti i ricordi familiari sino a cancellare e sovrastare la moglie, che per rassegnazione e paura, si lascia vincere apaticamente dall’irruenza di quell’ego capace di cancellarne desideri e debolezze.

«Mia madre mi faceva scivolare sul petto, sotto la maglia della salute, le pezzuole calde che seccavano il catarro. Di quel tempo mi sono rimaste le sue pupille vivaci, nerissime tra ciglia nerissime, sospese sopra di me come oggi le farfalline con carillon sopra le culle dei neonati. Erano occhi intensi, pieni di immagini pensate e custodite».

Il bambino Mimì, rievocando momenti bui di quando la madre subiva le percosse da parte del marito, cerca di analizzare e sviscerare quei sentimenti di odio, disgusto, meraviglia e paura che spesso gli hanno fatto desiderare la morte di quel padre che divorava l’oggettività della realtà per filtrarla e rielaborarla a suo piacimento.

L’inserimento delle forme dialettali danno vita e corpo alla volgarità, costringendo chi legge a subire quegli eccessi.

Come un ospite invisibile che ha paura di essere percepito, il lettore si nasconde tra le mura domestiche in via Gemito ed empaticamente sente il disagio di Mimì.

«Non so cosa fare. Ho dodici anni ma ho paura di mio padre. Non è una paura fisica, o comunque la paura fisica è quella che percepisco di meno, che ricordo di meno. È una paura d’altro genere. Temo di trovarmi vuoto di fronte a lui, senza ragioni che giudichi degne di opporsi alle sue, pura cassa di risonanza degli insulti che sta gridando, delle bestemmie. Temo, di conseguenza che mi costringa ad ammettere che ha il diritto sacrosanto di uccidere mia madre. Temo di acconsentire. Sicché la paura è insopportabile.

Intanto lo vedo. Vedo anche lei che piange e cerca di sfuggigli per la cucina, vedo bottiglie e pentole e bicchieri che cascano sul pavimento. Soprattutto mi è chiaro cosa le urla».

Traspare l’esigenza, da parte dell’autore, di mettere cronologicamente in ordine quei fatti di vita quotidiana per capire se tra la figura paterna e l’uomo esistesse una possibilità di quiete interiore.

Durante il sue percorso di vita Mimì comincia a capire che la storia raccontata, in questo caso dal padre, poteva essere messa in discussione, e che spesso i fatti prendono vita se qualcuno si prende la briga di ricordare e interpretare.

Il contesto familiare si preserva all’interno delle mura domestiche ma risulta ben inserito in tutti i contesti storici.

La memoria si fa storia e così respiriamo la dignitosa povertà della guerra dove dentro un’unica stanza dormivano tre generazioni.

Attraverso un percorso personale molto intimo Mimì, ormai cresciuto, ripercorre, attraverso i luoghi e le opere del padre, la sua vita familiare in cerca di qualche indizio che possa riscattare in qualche modo quella scomoda, amata e odiata figura paterna.

Una prosa ricca di particolari e molto evocativa. Domenico Starnone ci invita nella casa di Via Gemito e ci rende partecipi della sua storia dove l’amore genera cicatrici che non si possono cancellare e che attendono, attraverso un lungo percorso, prima l’accettazione e dopo una possibile spiegazione.

Simone Lentini 

Via Gemito
Domenico Starnone

Editore: Feltrinelli
Collana: Universale economica
Edizione: 5
Anno edizione: 2016
Formato: Tascabile
Pagine: 389 p., Brossura
EAN: 9788807888588