LIBRI. L’incredibile cena dei fisici quantistici

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di Simone Lentini ITALIA – Roma 22/01/2017. Richard Feynman, premio Nobel e padre dell’elettrodinamica quantistica, afferma: «Credo di poter dire con sicurezza che nessuno capisce la meccanica quantistica, chiunque afferma di capire la teoria dei quanti mente oppure è pazzo».
Il titolo del V Congresso Solvay della fisica svoltosi a Bruxelles a fine Ottobre del 1927 era “Elettroni e fotoni”, cioè materia e luce; proprio in questa occasione fisici teorici e sperimentali quali Niels Bohr, maggior esponente della cosiddetta “interpretazione di Copenaghen” della meccanica quantistica, Albert Einstein, padre della teoria della relatività, Wolfang Pauli, ideatore del “principio di esclusione”, Werner Heisenberg, a cui si deve il “principio di indeterminazione” e tanti altri ancora gettarono le basi per la nascita di un nuovo sapere: la fisica quantistica.
Una vera e propria rivoluzione scientifica che cambierà per sempre il modo osservare e studiare il mondo circostante, influendo, in un futuro molto prossimo da quella data, sulla vita quotidiana di ognuno di noi (laser, transistor, telefonini, etc.).
L’ideatore di queste conferenze dedicate ai grandi temi della fisica e della chimica fu Ernest Solvay, imprenditore e politico belga.
L’autrice, Gabriella Greison, introducendoci in questo clima di fervore scientifico ci invita a partecipare alla cena di gala presso la Taverne Royale alla presenza della famiglia reale del Belgio. È il 29 Ottobre del 1927, il congresso si è appena concluso e Niels Bohr e Albert Einstein hanno già dichiarato la loro visione riguardo i fondamenti probabilistici della Meccanica quantistica; accanito sostenitore il primo, scettico e perplesso il secondo.
Per l’esattezza gli invitati a quella cena, realmente accaduta, erano: I reali del Belgio la regina Elisabetta e il re Alberto, Albert Einstein (Nobel 1921), Niels Bohr (Nobel 1922), William Bragg (Nobel 1915), Louis de Broglie (Nobel 1929), Hendrik Lorentz (Nobel 1902) e sua moglie Aletta Catharina Kaiser, Irving Langmuir (nobel 1932) e sua moglie Marion Mersereau, Owen Willians Richardson (Nobel 1928), Max Born (Nobel 1954), Arthur Compton (Nobel 1927), Marie Curie (Nobel 1903 – 1911), Paul Langevin (fisico),  Pierre Nolf (politico e scienziato), Elisa Solvay (sorella di Ernest), Mark Vancaubrogh (capitano d’artiglieria del corpo reale belga), George Lefebvre (storico e scrittore). Quando ho letto questa lista per la prima volta, sono rimasto sbalordito per due motivi; il primo motivo è strettamente legato all’evento in sé e alla caratura disarmante dei personaggi seduti attorno a quel tavolo; il secondo motivo è il coraggio dell’autrice del libro nel lanciarsi in una simile impresa. Il progetto dell’opera, oltre a richiedere una conoscenza capillare della materia, richiede quella capacità empatica che si pretende quando ogni personaggio chiamato in causa deve rendere credibile le proprie teorie e i propri pensieri in relazione ai propri vizi e al proprio vissuto storico.
Ogni portata corrisponde ad un capitolo diverso del libro;  questa suddivisione non serve a cadenzare il ritmo emotivo del testo, bensì serve solo a tracciare superficialmente il passare del tempo. Gli ingredienti di cui si serve l’autrice per dettare i tempi letterari sono principalmente la continua possibilità dello scontro “quantistico”  tra Einstein e Bohr e la presentazione degli altri commensali, scienziati e non, che sono chiamati in causa con tutto il loro essere.
La cena di per sé crea un microcosmo dove lo scienziato, finalmente a proprio agio, può essere libero di rivelare le sue manie. La scrittrice ci restituisce l’uomo e ci svela l’artista dei quanti.
In un momento di relax, la civetteria tra due scienziati si trasforma un gioco matematico dove impariamo il significato dei “numeri amicabili” e “numeri fidanzati”.
Tutti gli scienziati, ci racconta Gabriella Greison, erano accomunati dalla passione per i treni.
Einstein parlando delle proprie paure definisce i colibrì biechi vampiri del mondo floreale.
Le connotazioni del romanzo si fondono spesso con quelle del saggio e vista la complessità dell’argomento il testo può risultare non di facile lettura.
Le varie teorie quantistiche e la fedeltà con la quale l’autrice sceglie di esporle, spesso proiettano il lettore in un ambito molto tecnico e  l’esperimento divulgativo, in questo caso, non riesce fino in fondo. Ad ogni modo il fascino intrinseco della materia ci stimola a fare ricerca e ad allargare i nostri orizzonti culturali.
La cena è anche un pretesto per far luce sul processo scientifico-evolutivo che ha portato alla rivoluzione “quantistica”. Chiamando in causa anche gli assenti, Wolfang Ernst Pauli (Nobel 1945) e Werner Karl Heisenberg (Nobel 1932), l’autrice  completa il puzzle storico scientifico del tempo.
Emerge, durante la cena, la figura di Madame Curie, scienziata e donna; un connubio, per l’epoca, rivoluzionario anch’esso.
La tensione che si percepisce durante tutto il romanzo sfocerà nell’ennesimo confronto-scontro tra Niels Bohrs e Albert Einstein.  La teoria probabilistica della fisica quantistica di Bohr e quella più realistica di Albert Einstein viaggeranno durante tutto il libro su due binari paralleli,  ma la consapevolezza della grandezza dell’altro sarà per entrambi un’occasione di lucida speculazione scientifica.
Un libro che pone molte domande e crea altrettanti dubbi, proprio come la fisica quantistica.
L’ipotesi nucleare e la relativa trasformazione dell’ars della guerra erano ad uno stato embrionale.
A quali canoni etici la scienza e la sua idea di progresso si devono appellare per essere costruttive e non distruttive?

L’incredibile cena dei fisici quantistici
Autore: Gabriella Greison
Editore: Salani
Collana: Romanzo
Anno edizione: 2016
Pagine: 269 p. , ill. , Rilegato
EAN: 9788869188992