LIBRI. Le parole della Bibbia al Neon

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John Kennedy Toole scrive la Bibbia al neon nel 1954, all’età di 17 anni, sarà poi pubblicato nel 1989, vent’anni dopo essersi suicidato all’età di trentuno anni.

In un piccolo paesino americano, a cavallo tra il lasso di tempo che precede di qualche anno la Seconda guerra mondiale e la sua fine, in cui molti uomini si arruolavano per andare in Europa a combattere e in cui molti hanno trovato la morte, incontriamo David, un bambino con una spiccata sensibilità che riesce ad osservare, con acume e dolcezza al contempo,  il suo mondo interiore e i tragici fatti che lo legano alla sua famiglia e ad una società che si aggrappa ferocemente a quegli antichi pilastri come la scuola, la chiesa, la famiglia e lo stato, non per cercare la soluzione ai problemi, ma per ostacolare il cambiamento e il futuro.

Sin dall’inizio, e per tutto l’arco della sua crescita sino ad arrivare ai diciannove anni, David si stringe attorno alle sue figure femminili di riferimento; alla madre in primis, che poi cadrà in una profonda depressione dopo la notizia della morte del marito al fronte, e alla Zia Mae, sorella della madre con passate velleità artistiche, che irrompe nella loro quotidianità e con la sua figura prorompente e dirompente spezza e le catene dell’apparenza, ma soprattutto è capace di ascoltare i battiti profondi di David e a regalargli quella presenza emotiva di cui tutti, a qualsiasi età, abbiamo bisogno.

«Zia Mae era alta e robusta e in quel momento a me pareva una grande statua, una statua d’argento, come quella che c’è nel parco giù in città. In quel momento era l’unica persona adulta in grado di proteggermi, l’unica al mondo che potesse aiutarmi. Tutt’a un tratto sono corso verso di lei e le ho stretto forte le braccia attorno alla vita e le ho premuto il capo sul ventre. Il contatto con il suo corpo morbido e tiepido mi ha trasmesso un consolante senso di sicurezza, la convinzione che potevo contare su di lei e che lei si sarebbe presa cura di me. Sentivo la sua mano sulla testa, mi carezzava dolcemente i capelli. L’ho abbracciata ancora più stretta e le ho affondato la testa nel ventre fino a farle male».

Con la figura paterna, che si riduce a una semplice icona, David non riesce ad instaurare nessun tipo di comunicazione; emotivamente tutto si interrompe quando la natura violenta del padre si manifesta sulla madre.

La semplicità lessicale del testo esalta e centra perfettamente l’essenzialità delle cose.

La rielaborazione che il fanciullo e poi il ragazzo fa del presente che è costretto a subire ci proietta in un mondo “miscellaneo” di contemporaneità dove i confini tra il mondo interiore e l’effettiva realtà si fondono a creare un unico mondo letterario.

Una società dicotomica che si fa scudo con la religione per contrastare un vento fresco e nuovo che cerca di esorcizzare quell’idea della morte che la guerra ha reso tangibile.

«Papà non è mai tornato a casa. L’hanno sepolto in un cimitero di guerra laggiù in Italia. La mamma ha ricevuto una foto di quel posto. Non si vedevano altro che file e file di croci bianche tutte uguali e lei cercava di indovinare qual era quella di papà. Zia Mae a un certo punto ha dovuto nascondere la foto perché la mamma passava delle ore a guardarla e diceva: – Forse è questa –  indicando una croce, oppure: – Potrebbe essere quella lì, Mae –, oppure chiedeva a zia Mae qual era secondo lei».

Le ultime pagine del romanzo esplodono letteralmente dalle mani del lettore. L’imprevedibilità degli eventi: sembrano guidati da un caso che anche lo stesso autore sembra non riuscire a controllare. David è spettatore di se stesso e la parola chiamata amore, in tutte le sue forme, urla sempre la propria fine.

Il romanzo inizia con David seduto su un treno che corre verso una direzione sconosciuta.

Il romanzo termina con David seduto su quel treno che corre ancora senza una meta. L’ignoto lo aspetta mentre tra l’inizio e la fine di quel treno corrono veloci le parole di questa originale e toccante storia.

«Giù in città le luci alle finestre delle case si stavano spegnendo a una a una. Solo sul corso era rimasta accesa qualche insegna al neon. Sopra la chiesa si vedeva l’enorme Bibbia al neon tutta illuminata. Forse è accesa anche stasera, con le sue pagine gialle e la scritta in rosso e la grande croce blu al centro».

Il romanzo è stato portato sul grande schermo nel 1995, col titolo in Italia di Serenata alla luna (foto di apertura).

Ringrazio John Kennedy Toole per avermi sorpreso.

Ringrazio per la traduzione Franca Castellenghi Piazza per aver preservato intatto il talento di uno scrittore che conosceva forse troppo bene il peso delle emozioni.

Simone Lentini 

La Bibbia al neon
John K. Toole

Traduttore: F. Castellenghi Piazza
Editore: Marcos y Marcos
Collana: Gli alianti
Anno edizione: 2004
Pagine: 204 p., Brossura
EAN: 9788871684208