LIBRI. Le irregolari. Buenos Aires horror tour

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«La società argentina fingeva di non accorgersi di noi perché non ci comportavamo come tutte le altre donne. Eravamo considerate, come dire, irregolari, perché avevamo deciso di non accettare la morte dei figli e il rapimento dei nipoti».

Tra il 1976 e il 1983, in Argentina, in seguito al colpo di Stato del 24 marzo del 1976, che pose fine al governo, democraticamente eletto, di Maria Estela Martinez de Péron, la giunta militare guidata dal Tenente Generale Jorge Rafael Videla, l’ammiraglio Emilio Eduardo Massera e il Generale di brigata Orlando Agosti, impose, con la tortura e la desaparicion (sparizione) di tutti gli oppositori politici, una delle più sanguinose dittature nella storia del paese. Si stima che almeno trentamila persone, donne e uomini, scomparvero (desaparecidos) e circa 500 bambini furono strappati dal grembo materno e dati in adozione alle famiglie dei militari.
Durante il periodo l’utilizzo sistematico della tortura venne perpetrato nei commissariati di polizia, nelle carceri e nei centri di detenzione illegali; la scuola tecnica della marina (ESMA) fu il più grande lager della dittatura argentina. La chiamarono la guerra sporca.
Massimo Carlotto, autore e protagonista del libro, si reca, nel 1996, in Argentina, precisamente a Buenos Aires, per indagare sul passato di suo nonno; casualmente viene a conoscenza della parentela che lo lega a Estela Carlotto, presidente delle Abuelas de plaza de Mayo. In questa occasione l’autore, attraverso la testimonianza delle madri e delle nonne di plaza de Mayo, riuscirà a portare alla luce gli orrori della dittatura argentina.
Con un escamotage narrativo l’autore salirà a bordo di un autobus che lo condurrà tra le strade labirintiche di Buenos Aires e faremo la conoscenza di quei giovani desaparecidos strappati alla vita e ai loro cari. Buenos Aires horror tour.
Il testo ha una forte connotazione documentaristica poiché i nomi e le storie raccontate sono tremendamente vere. Tuttavia l’autore riesce a trasmettere al lettore quel sentimento di rabbia e frustrazione che si prova quando l’atrocità organizzata diventa un torbido strumento di repressione in mano al potere costituito.
L’intensità dell’amore materno ci svelerà con dolcezza e determinazione le vite spezzate dei loro figli, il dolore di chi resta e di chi non ha più paura ma sigue luchando (continua a combattere).
Durante il resoconto, l’autore usa il verbo llevar per indicare il sequestro delle persone da parte della polizia. La traduzione letterale di llevar in questo contesto è “portare via”, “strappare”; sembra quasi che quella doppia “L” rafforzi il gesto, sradicando definitivamente chi subisce l’atto. La stessa pronuncia, dove la doppia “L” diventa una “gl” molto carica, sembra dare supporto alla brutalità della circostanza.
All’interno dei campi clandestini si poteva morire affogati in un bidone di urine ed escrementi; ossa spezzate, immersioni in vasche di acqua ghiacciata e bollente, impalamenti, scosse elettriche, sevizie sessuali erano uno dei tanti metodi di tortura. Un dottore presenziava sempre alle sevizie affinché la vittima potesse sopravvivere e soffrire, il più a lungo possibile.
Sostenitori della destra nazista, i militari, riservavano un trattamento speciale agli ebrei: «A El Banco, gli ebrei venivano immersi nell’acqua bollente finché la pelle non si staccava, poi le piaghe venivano spalmate di escrementi perché si infettassero»”.
Le donne incinta venivano tenute in vita sino alla data del parto, dopodiché, una volta ottenuto il bambino per poterlo vendere, gli sparavano in testa e in pancia per cancellare le tracce della recente maternità. Erano tutti giovani di età compresa tra i venti e i trent’anni.
L’ultimo atto era la sparizione totale del detenuto o del cadavere. I prigionieri venivano gettati vivi dagli aerei nell’oceano, legati a gruppi di trenta e fatti saltare in aria con la dinamite, dati in pasto ai maiali, bruciati in fosse profonde, o seppelliti in fosse comuni nei cimiteri come N.N.
Carlotto ci guida nel viaggio della memoria e ci fa danzare con le madri e le abuelas ogni Giovedì a plaza de Mayo perché venga fatta giustizia e la morte dei loro cari scomparsi non venga relegata ad un passato fatto di accettazione e rassegnazione.
Una dittatura che ha spazzato due generazioni, che ha trovato l’appoggio o il silenzio-assenso della Chiesa; nel testo si fa riferimento al nunzio apostolico dell’epoca, un italiano, tale Pio Laghi.
La storia, quando gli archivi del Vaticano verranno rivelati, ci dirà forse la verità.
La “liaison” con la P2 in Italia è uno dei tanti riferimenti che hanno fatto capire come la dittatura Argentina, nello scacchiere politico internazionale, fosse capace di muovere grandi flussi di capitale, creando situazioni favorevoli per molte nazioni.
Si scopre così che la desaparicion veniva esportata e studiata come una metodologia efficace.
Durante i mondiali del 78’ in Argentina, mentre tutti osservavano le prodezze dei campioni, giovani ragazzi continuavano a sparire.
Un libro scomodo che racconta un pezzo di storia ancora sconosciuto a molti.
Un libro al femminile che incarna nella figura delle madri e delle nonne di plaza de Mayo la potenza, l’incorruttibilità e la purezza dell’amore materno.
Leggetelo e regalatelo, perché sapere è il primo passo consapevole verso quella rivoluzione culturale che rende l’uomo capace di pensare, di dubitare, di mettere in discussione e di valutare. Perché sapere ci rende liberi dalle trappole del potere.

Simone Lentini

Le irregolari. Buenos Aires horror tour
Massimo Carlotto

Editore: E/O
Collana: Tascabili e/o
Anno edizione: 2011
Formato: Tascabile
Pagine: 205 p. , Brossura
EAN: 9788876419690