LIBRI. L’Arminuta

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«Io ero semplicemente l’Arminuta, la ritornata, parlavo un’altra lingua e non sapevo più a chi appartenere».

Tredici anni, quell’età incerta dove si cresce inconsapevolmente in fretta e al contempo si rimane aggrappati al mondo dei bambini, dove la parola affetto è, e dovrebbe essere, lo scudo emotivo contro il mondo al di fuori del nucleo familiare.

Per tutti Lei è l’Arminuta, in  dialetto abruzzese  la ritornata, questo il nome che il nuovo destino sceglierà di affibbiargli; perché la ritornata in quell’aspro contesto familiare e sociale non ha neanche diritto ad un nome proprio.

In un paese sconosciuto un’adolescente bussa alla porta di un appartamento dove abitano i genitori che tredici anni prima l’avevano concepita e poi rifiutata.

Rifiutata, a sua volta, dagli stessi genitori adottivi che senza spiegazioni decidono, come un pacco, di rispedirla al luogo genetico di origine.

La più brava della classe, spensierata, piena di amici e che crede essere amata da quelli che pensa essere i veri genitori, si ritrova in maniera repentina e violenta a sopravvivere in un’altra inevitabile realtà.

Empaticamente il lettore vive il dramma di una ragazzina abbandonata due volte, che non dovrebbe trovarsi in quella terra di mezzo dove la privazione dell’amore materno crea vuoti incolmabili e dove la parola mamma dovrebbe scaturire naturalmente dalle proprie labbra, quasi a reclamare un diritto che dovrebbe essere garantito,  e non implodere silenziosamente dentro il cuore smarrito di una bambina-adolescente.

«La parola mamma si è annidata nella mia gola come un rospo che non è più saltato fuori.

Mi manca come può mancare la salute, un riparo, una certezza. È un vuoto persistente, che conosco ma non supero».

L’attenzione ai particolari, gli acri odori familiari, il degrado, la fame, un lutto improvviso, l’inserimento del dialetto abruzzese  che contribuisce a rimarcare l’idea di non appartenenza e di distanza, l’idea di estraneità che in maniera pervasiva ritroviamo durante tutto il romanzo sono tutti ingredienti che contribuiscono a costruire un contesto credibile, aspro e  vivo, dove L’Arminuta esperisce la catastrofe dell’abbandono attraverso l’inutile ricerca del vero calore materno.

«La sola madre che non ho mai perduto è quella delle mie paure».

Nella sorellina Adriana, La protagonista troverà una complice e un abbraccio empatico che la proteggerà dalla cattiveria dei fratelli, dei compagni e dei compaesani e la aiuterà a preservare la propria diversità e a considerarla come un dono.

«Ci siamo fermate una di fronte all’altra, così sole e vicine, io immersa fino al petto e lei al collo. Mia sorella. Come un fiore improbabile, cresciuto su un piccolo grumo di terra attaccato alla roccia. Da lei ho appreso la resistenza. Ora ci somigliamo meno nei tratti, ma è lo stesso il senso che troviamo in questo essere gettate nel mondo.

Nella complicità ci siamo salvate».

Un romanzo (METTERE LINK A romanzo) di forti contrasti e di false illusioni che narra la storia dei vinti e di chi in solitudine, festeggia, con una candelina, il proprio compleanno dimenticato da tutti;

La scoperta della menzogna, la relativa delusione e la scena finale del pranzo, porteranno l’Arminuta ad una maggiore consapevolezza emotiva ma non ad una serena soluzione interiore.

La privazione dell’amore materno è un crimine e l’autrice, senza mai perdere la tenerezza, sa come combinare le giuste parole per dar vita ad un libro che rievoca profonde e originarie emozioni ancestrali.

Simone Lentini

L’ Arminuta

Donatella Di Pietrantonio

Editore: Einaudi

Collana: Supercoralli

Anno edizione: 2017

Pagine: 162 p. , Rilegato

  • EAN: 9788806232108