LIBRI. La razionalità dell’Ovvio

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Boxe, Cavalli e La scimmia sono i tre racconti che danno forma al libro Pugni di Pietro Grossi.

Molto differenti tra loro sia per il contenuto che per i sentimenti che suscitano, i tre racconti hanno il pregio di saper raccontare, in maniera fluida e diretta, quello che molti di noi vedono e interiorizzano. L’autore riesce a razionalizzare in parole quell’ovvio che spesso si lascia vivere senza che qualcuno si prenda la briga di raccontarlo.

Nel primo racconto Boxe incontriamo un ragazzo soprannominato “La Ballerina” per le sue movenze agili ed eleganti sul ring. La precisione stilistica e la scelta dei vocaboli traduce alla perfezione quel mondo interiore di un ragazzo che sta inconsapevolmente diventando grande e che in maniera del tutto naturale osserva con gli occhi di tutti. In quella terra di mezzo, dove la presenza materna vuole ancorare la figura del figlio a quella del bambino mai uomo, si contrappone una realtà altrettanto diversa dove il pugile, per sua natura, deve dimenticare velocemente il suo guscio protettivo e velocizzare il processo di crescita per essere grande in un mondo tanto leale quanto spietato nei suoi verdetti.

Un processo rivoluzionario che porterà “La Ballerina”, attraverso il mondo della boxe, a conoscere consapevolmente i propri limiti e le proprie paure. Il match che vedrà contrapposti “La Ballerina” e “La Capra” sarà l’occasione per il protagonista di scoprire che il tempo scorre alla sua normale velocità e che la percezione del tutto è strettamente legata ad un mondo che non fa sconti e che mette nelle proprie mani la possibilità di scrivere la propria storia e di confrontarla con quello che ognuno si porta dentro.

Leggere questo racconto è come prendere un treno in corsa. Con meraviglia il lettore scopre che ogni tanto qualcuno riesce a scrivere quello che uno avrebbe sempre voluto leggere. Da un estratto del libro: «Il mondo cambiò. D’un tratto là fuori c’era qualcuno capace di battermi, o qualcuno che comunque se la poteva senz’altro giocare. Io intanto mancava solo che collezionassi francobolli. Ma tutto questo andava bene, era forse addirittura affascinante se c’era quel luogo dove tutto si stravolgeva. La vita vista così era in effetti eccezionale: mi sentivo come un agente della CIA in incognito, un infiltrato, un personaggio da film con una doppia esistenza da tenere segreta. Vedevo tutti quei ragazzi che mi consideravano uno sfigato e pensavo: – Voi non sapete – . Mi sentivo quasi un superuomo, un supereroe, l’Uomo Ragno o giù di lì. Ero Peter Parker e Clark Kent. Ma d’un tratto mi resi conto che era tutto lì nella mia fantasia, che non ero il più forte, che il mondo era grande e probabilmente ce n’era a pacchi di gente più forte di me».

Il secondo racconto Cavalli prende vita quando a due fratelli molto uniti, Daniel e Natan, vengono regalati dal padre due cavalli.

Quel presente è l’occasione per i due ragazzi di intraprendere le proprie strade dettate ognuna dalla propria natura. C’è chi resta e responsabilizza il proprio tempo nella ricerca di uno scopo che cerca la propria realizzazione e chi invece usa quell’opportunità per scoprire cosa esiste oltre il mondo conosciuto.

Anche in questo caso il fatto in se è un mezzo per mettere in comunicazione il mondo interiore con la praticità degli eventi. L’autore sembra lasciarsi guidare a briglia sciolta dai protagonisti affinché lo conducano in quel posto dove l’empatia incontra le parole per tradurre quel meraviglioso mondo chiamato uomo e dove il destino appartiene al tempo di chi sceglie la propria direzione.

Da un estratto del libro:

«– Vabbè – disse – Io vado.
Daniel annuì.
– Sì, a presto – disse. Poi, dopo un paio di secondi, girò il suo sauro e pian piano se ne andò.
Daniel lo guardò andarsene finché non sparì in fondo alla strada. Aveva la sensazione che quella volta il giro sarebbe stato più lungo del solito».

Da questo racconto è stato tratto l’omonimo film di Michele Rho, uscito nel 2011, presentato poi al Festival del Cinema di Venezia.

Il terzo racconto La scimmia narra la storia di Nico, il quale viene a sapere che Piero, un suo vecchio amico di infanzia si è messo, di punto in bianco, a fare la scimmia.

L’aspetto surreale e grottesco della storia pone il lettore in un momento statico di attesa poiché uno spunto del genere può prendere varie direzioni e monopolizzare l’andamento del racconto.

Con grande sorpresa il testo non viene investito da nessuna influenza kafkiana, anzi il fatto in sé è ancora per lo scrittore un pretesto per volgere la propria attenzione sul protagonista che vettorialmente direzionato verso l’amico si lascia conoscere e porta con sé il proprio mondo.

Il passato e il presente si muovono con il protagonista che fatica a trovare la serenità e la tranquillità per sentirsi a proprio agio i quei panni che tempo addietro ha deciso di lasciare.

Come uno specchio vediamo riflesse le immagini delle persone che incontra e ne percepiamo il disagio di chi cerca nei vecchi tempi quelle stesse dinamiche ormai decadute.

L’incontro con l’amico scimmia ha la funzione di evidenziare quel senso di distacco tra le due realtà del protagonista; l’una vissuta e relegata solo alla stagione dei ricordi, l’altra presente, confinata in altri spazi e consapevolmente accettata.

Da un estratto del libro:

«Nico restò qualche secondo serio, a guardare da lontano quello che un tempo era stato il suo amico.
– Ciao  – disse infine Nico.
Maria guardò Nico quasi sul punto di piangere, mentre lui faceva qualche passo avanti ed entrava nella stanza.
Nico superò il letto e si avvicinò a Piero. Era nudo, e se ne stava accucciato sui piedi accanto al letto, giocando con un mucchietto di gusci di pistacchio, proprio come una scimmia. Piero alzò lo sguardo e per un attimo allargò la bocca mostrando tutti i denti, poi riabbassò subito la testa grugnendo e infilando due dita nel mucchietto di gusci».

Un racconto che porta alla luce quella parte chiusa di ognuno di noi e che spesso non ci fa riconoscere soprattutto in relazione agli altri.

Da un estratto del libro:

«Finita la cena la mamma mise i piatti nella lavastoviglie e se ne andarono tutti in salotto a vedere cosa c’era in tivvù. Si misero tutti sul divano, con Nico nel mezzo, che di tanto in tanto girava la testa per guardare i suoi genitori e vedere se anche loro provavano quella sorta di allegro imbarazzo: voltavano appena gli occhi, ma poi tornavano di nuovo a guardare la tivvù come se niente fosse».

Ringrazio l’autore, Pietro Grossi, per avermi dato la possibilità di trovare un libro che stavo cercando.

Simone Lentini 

Pugni
Pietro Grossi

Editore: Sellerio Editore Palermo
Collana: La memoria
Anno edizione: 2017 – (2006 prima edizione)
Pagine: 189 p., Brossura
EAN: 9788838937200