LIBRI. La parte dell’altro

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«Cosa sarebbe successo se l’Accademia di Belle Arti si fosse pronunciata in maniera diversa? Cosa sarebbe accaduto se, in quel momento, la commissione avesse ammesso Adolf Hitler? Quell’attimo avrebbe cambiato il corso di una vita, certo, ma avrebbe cambiato anche il corso della storia. Come sarebbe stato il ventesimo secolo senza il nazismo? Ci sarebbe stata lo stesso la seconda guerra mondiale con cinquanta milioni di morti, di cui sei milioni di ebrei, in un universo in cui Adolf Hitler fosse stato un pittore?».

8 Ottobre 1908, Adolf Hitler non viene ammesso all’Accademia delle Belle Arti. L’autore, Eric-Emmanuel Schmitt, crea, a partire da quella data, le due vite di Adolf Hitler: l’artista e il dittatore.
Ho usato non a caso il verbo “creare” perché in questo frangente l’autore, giocando con il “se”, con l’ipotesi, riesce, magistralmente, ad inserire l’artista Adolf in un contesto assolutamente credibile; nulla sfugge allo scrittore, dai piccoli dettagli della vita quotidiana, alla sfera emotiva e socio-politica del tempo. La precisione e la profondità con la quale riesce a scavare nel personaggio ne giustificano e ne autorizzano la conseguenza dei suoi comportamenti.
Mantenendo la stessa lucidità nel descrivere Adolf Hitler per quello che realmente è stato, l’autore ci consegna, prima che il dittatore prenda il sopravvento, la figura di un ragazzo dilaniato dal dolore e dai sensi di colpa per la morte della madre a causa di un cancro, rancoroso nei confronti di un padre assente che picchiava la madre e al contempo deluso e affranto per l’espulsione dall’Accademia. Riprendendo le parole dell’autore: «Hitler è vittima del suo fiasco, ma anche dell’analisi del suo fiasco». Invece di riconoscere che la sua preparazione non era adeguata, Hitler si autoproclama, in un secondo momento, genio incompreso. Si convince, in una sorta di delirio egolatrico, di essere superiore. È l’interpretazione negata del fallimento che restituirà, all’Hitler conosciuto, quell’idea distorta di invulnerabilità.

La gabbia hitleriana dell’amore materno e la conseguente interpretazione della problematica sessuale sono oggetto, da un lato, della nuova psicanalisi Freudiana, dall’altro lato, sono usati per proteggere e rafforzare l’idea dell’eroe eletto, puro, incorruttibile; l’eroe di Nietzsche e di Wagner rivivono idealmente in un Hitler visionario che usa il suo corpo e la sua identità per incarnare e pensare la Germania nazista.
L’orrore della Prima guerra mondiale catapulterà i due attori nello stesso presente, ma le differenti percezioni e di conseguenza le differenti interpretazioni della realtà daranno l’impulso per l’affermazione delle differenti personalità.
Nelle prime pagine, il futuro dittatore è solo un ragazzo che ha delle problematiche irrisolte, che cerca di essere accettato e per il quale il lettore, con una sorta di vergogna retroattiva, prova qualcosa e spera di salvarlo. Durante la lettura, molto fluida e piena di ritmo, i due personaggi, molto distanti tra loro, emergeranno in tutto il loro carisma e verranno alla luce i due diversi modi di gestire la propria persona in relazione agli altri e di riflesso in relazione al proprio io. Nell’artista è forte il desiderio di risolvere i propri conflitti interiori, nel dittatore, al contrario, i problemi rimangono irrisolti e vengono seppelliti; così mentre un Hitler guarisce l’altro sprofonda nella nevrosi e partorisce il suo “aborto etico”, la soluzione finale.
Per riuscire a scrivere un libro del genere non bisogna solo essere dei grandi scrittori ma serve innanzitutto un po’ di beata incoscienza che ti metta in condizione di considerare la folle e pericolosa idea come possibile.
Una volta accertato che il progetto possa essere attualizzato, sarebbe meglio abbandonarlo a meno che non ti chiami Eric-Emmanuel Schmitt. A questo punto tutto cambia e il progetto si trasforma in lavoro sublime, a tratti poetico, a tratti feroce e sin troppo realistico.
Un libro che valica il confine della possibilità letteraria e ci consegna un perfetto esperimento empatico che mette a dura prova il lettore. Leggetelo e non regalatelo a tutti, ma solo a persone allenate a capire che in fondo il male alberga in ognuno di noi.

Simone Lentini

La parte dell’altro
Eric-Emmanuel Schmitt
Traduttore: A. Bracci Testasecca
Editore: E/O
Collana: Tascabili e/o
Anno edizione: 2007
Formato: Tascabile
Pagine: 470 p. , Brossura
EAN: 9788876418426