LIBRI. La dolce morte dell’Accabadora

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“L’Accabadora” in Sardegna è colei che mette fine, che porta a termine.

Tzia Bonaria, l’Accabadora, è una donna che porta con sé molti segreti, una grande sensibilità nascosta che implode ogni volta e la consapevolezza di essere l’ultima persona, per coloro che se ne sono andati, prima di morire.

In questo contesto incontriamo Maria, una bambina che Tzia Bonaria preleverà da un’altra famiglia per diventare la sua “fill’e anima”. Maria, solo l’ultima, e un peso, nella sua povera famiglia di origine, si ritroverà, piano piano, ad essere l’unica per Tzia Bonaria, la sua seconda madre.

In una terra arida dove i piccoli e isolati paesini dell’entroterra sardo si lasciano a fatica contaminare dagli stimoli, il lettore si trova invisibilmente inserito in un contesto culturale che ferma il tempo e che si lega antropologicamente a superstizioni e riti.

Michela Murgia, l’autrice del libro, riesce con precisione chirurgica a delineare personaggi complessi con poche parole. Tra le righe si percepisce l’alter ego che domina i protagonisti, identificati dai ruoli, ma anche e soprattutto, persone che cercano una propria linea di pensiero.

Maria è una bambina che osserva molto e che sa rielaborare la propria esperienza. Mi ha colpito molto la lucidità con la quale l’autrice descrive i moti interiori di Maria, non sottovalutando mai le sue capacità introspettive.

A sua volta, Tzia Bonaria lascia che la sua “fill’e anima” cresca libera dalle catene del pregiudizio e che sviluppi un proprio senso critico, anche grazie all’istruzione.

Ma qualcosa di sotterraneo striscia sotto le fondamenta della fiducia e il sospetto che qualcosa possa squarciare la serenità conquistata si palesa ferocemente in tutta la sua cruda ed inevitabile realtà.

Il giorno dopo la notte dei morti, un lutto inaspettato svela quelle verità celate ma spesso sospettate e Maria in un attimo diventa grande, smettendo di essere una bambina.

Le convinzioni si sgretolano perché la vita, quella vera, quando impatta con la morte non cerca il senso delle cose dentro i confini morali di una qualsiasi dottrina.

I dialoghi scarni ma efficaci sono il giusto mezzo per spiegare l’indispensabile e nulla più.

«- Hai capito perché ti ho picchiato?

Maria si aspettava quella domanda e annuì, mentre nuovamente il viso le si faceva rosso dall’umiliazione.

  • Perché?
  • Perché ho rubato le mandorle.
  • No

Il diniego categorico di Bonaria la sorprese, sventando la sua personale interpretazione dei fatti del pomeriggio. Non parlò più, fissando la vecchia con occhi meravigliati.

  • Ti ho picchiato perché mi hai detto una bugia. Le mandorle si ricomprano, ma alla bugia non c’è rimedio. Ogni volta che apri bocca per parlare, ricordati che è con la parola che Dio ha creato il mondo.

A sei anni non si è molto ferrati in teologia, e infatti Maria non trovò una buona replica davanti al senso di quella frase, troppo grande per lei da cogliere per intero».

Chi è L’Accabadora? Un’assassina? O una persona che per amore aiuta la morte a vivere serena. Un libro difficile, scomodo e a tratti spigoloso perché valica il mondo letterario, consegnandoci una testimonianza troppo reale per non essere vera.

Ringrazio Michela Murgia per aver tradotto un mondo sotterraneo e silenzioso in parole.

Simone Lentini 

Accabadora
Michela Murgia

Editore: Einaudi
Collana: Super ET
Anno edizione: 2014
Formato: Tascabile
Pagine: 166 p., Brossura
EAN: 9788806221898