LIBRI. Il destino di Virginia, Clarissa e Laura 

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Se qualcuno dovesse chiedermi di riassumere Le ore di Michael Cunningham potrei superficialmente raccontargli che narra la storia di tre donne nell’arco temporale di un giorno. Il quadro risulterebbe molto incompleto e con urgenza mi affretterei ad aggiungere che una di queste tre donne è Virginia Woolf e il tempo della narrazione la ritrae nelle ore precedenti il suo suicidio. 

La seconda donna è Clarissa Vaughan, intenta a preparare una festa per Richards, un suo amico, in verità il suo unico grande amore, che vive mentre l’AIDS lo sta divorando. La terza donna è Laura Brown, una casalinga californiana che prova a recitare, nel miglior modo possibile, il personaggio della moglie e madre perfetta che la società richiede.

A questo punto sarei pervaso da un grande senso di insoddisfazione e dovrei pregare la persona che mi sta ascoltando di sedersi e dedicarmi altro tempo, perché quello che ho appena detto, se pur vero, risulterebbe essere troppo povero e scontato.

Una volta convinto il mio interlocutore gli anticiperei, quasi fosse un segreto per pochi, che La signora Clarissa, per ironia della sorte è soprannominata, dallo stesso amico Richards, “La Signora Dalloway”, noto libro di Virgina Woolf. A sua volta Laura Brown sta leggendo “La signora Dalloway”.

Dopo questa mia rivelazione dovrei pregare la persona che ho convinto a sedersi di ascoltarmi molto attentamente perché quello che ho appena iniziato a raccontare è in realtà un pretesto, la punta dell’iceberg.

Sicuro di aver ottenuto l’attenzione della persona che ho di fronte, darei vita al mio monologo:

Michael Cunningham scandaglia visceralmente le molteplici trasformazioni del nostro io attraverso un tempo interiore, intimo, dove raramente riescono a manifestarsi in quell’unico soggetto che scegliamo di essere nei confronti di quest’unica vita.

I demoni di Virginia Woolf, quell’ipotetica scelta mai vissuta di Clarissa e le fughe dal microcosmo ben circoscritto di Laura Brown, ci indicano una strada alternativa dove il sesso e l’amore, in tutte le sue innumerevoli forme, urlano un’idea di libertà mai riconosciuta, dove tutte le parole del mondo e le sue innumerevoli combinazioni non potranno mai essere in grado di raccontare quel tutto, etereo ed infinito, che una persona sola può contenere.

L’osservazione del particolare, apparentemente insignificante, è per lo scrittore un vaso di Pandora emozionale nel quale il lettore ritrova quel sé dimenticato, ma tante volte incontrato.

Il romanzo ci ricorda costantemente che la morte è una possibilità concreta, legata, nella sua gestualità temporanea, all’azione pratica di un attimo. Al contempo ci sussurra che anche l’ultimo secondo di una persona racconta e vive, suo malgrado, un attimo di vita e non esperisce la morte.

Tutto continua a raccontarsi anche senza i nostri occhi, tutto accade anche senza i nostri demoni e quello che rimane non è la realtà senza di noi, bensì la realtà e basta, completa e fine a se stessa.

L’autore con un ritmo lento ed una scrittura particolareggiata scandisce il tempo, i secondi, i minuti, Le Ore delle protagoniste del romanzo; Attraverso di loro ci ricorda che la somma dei nostri piccoli gesti costruisce la nostra unica possibilità e il disaccordo che nasce tra il compromesso di quello che siamo e le innumerevoli vite che avremmo potuto vivere, partorisce quei demoni, con i quali tutti, volenti o nolenti, siamo costretti a vivere.

Alla fine del mio monologo, spossato e insoddisfatto, inviterei il mio interlocutore a leggere il libro, sperando che un giorno, anche a lui, possano fare la stessa domanda. A quel punto capirebbe il mio disagio e si troverebbe costretto, a sua volta, a farlo sedere, nel tentativo di spiegare come uno scrittore possa aver trovato le parole per raccontare, in una maniera così lucida e diretta, un viaggio chiamato vita.

«Getta uno sguardo a monte, al pescatore, che porta una giacca rossa e non la vede. La superficie gialla del fiume (più gialla che marrone, vista da così vicino) riflette un cielo scuro. È questo, allora, l’ultimo momento di percezione vera: un uomo che pesca con una giacca rossa e un cielo nuvoloso che si riflette nell’acqua opaca. Quasi involontariamente (a lei sembra che sia involontariamente) fa un passo avanti o inciampa, e la pietra la spinge giù. Per un momento, ancora, sembra niente, sembra un altro fallimento: solo acqua gelata da cui può facilmente uscire; ma poi la corrente la avvolge e la trascina con una forza così muscolare, così improvvisa che sembra che un uomo forte si sia sollevato dal fondo, le abbia afferrato le gambe e se le sia strette al petto. Sembra un contatto personale».

Le Ore si è aggiudicato il Premio Pulitzer 1999 per la letteratura, il Pen/Faulkner Award e il Premio Grinzane Cavour 2000 per la narrativa straniera.

Nel 2002 dal libro è stato tratto il film The Hours, diretto dal regista inglese Stephen Daldry e interpretato da Nicole Kidman, Meryl Streep e Julianne Moore.

Ringrazio per la traduzione Ivan Cotroneo.

Ringrazio il mio interlocutore immaginario per avermi aiutato nella stesura di questa grande opera letteraria.

Simone Lentini

Le ore
Michael Cunningham

Traduttore: I. Cotroneo
Editore: Bompiani
Collana: I grandi tascabili
Anno edizione: 2001
Formato: Tascabile
Pagine: 169 p.
EAN: 9788845249778