LIBRI. Il bar delle grandi speranze

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Un’autobiografia che si avvale della struttura del racconto o un romanzo che racconta una storia vera, quella dello scrittore J.R. Moehringer. Una biografia romanzata di una vita, come quella di tutti, che vale la pena essere raccontata.

La ricerca delle giuste parole e l’esatta combinazione tra di esse determina, tecnicamente, il fatto che il testo, nella sua stesura finale, possa essere ben scritto. Ma  quando la tecnica si sposa con l’empatia e la capacità di tradurla, le parole si trasformano in  “energia emozionale” capace di coinvolgere totalmente il lettore nel nuovo mondo-libro che l’autore vuole creare; «La coscienza empatica si fonda sulla consapevolezza che gli altri, come noi, sono esseri unici e mortali. Se empatizziamo con un altro è perché riconosciamo la sua natura fragile e finita, la sua vulnerabilità e la sua sola e unica vita» (Jeremy Rifkin).

Il libro Il bar delle grandi speranze è il connubio perfetto tra una brillante e mai retorica scrittura e l’osservazione viscerale dell’emotività umana.

Manhasset, sobborgo di New York, il piccolo J.R. vive con la madre, i nonni,  lo zio, la zia e i cugini in una vecchia, decadente e logora casa. Il padre, violento ed alcolizzato, che ha abbandonato la madre quando lui era appena nato è un famoso speaker radiofonico e si fa ascoltare, nella casa di Manhasset, solo attraverso la radio; soprannominato “La voce” sarà, come l’essere parmenideo, un’assenza presente nella vita di J.R., che sarà continuamente alla ricerca di una figura maschile che gli indichi la strada per trovare la propria identità.

Il rapporto struggente e sfalsato, al contempo con la madre, metterà in luce il travaglio interiore dell’autore, intrappolato in quella terra di mezzo dove l’essere bambino non trova spazio nei pensieri di chi vive un senso di colpa basato su errati concetti di valutazione. L’idea di non fare e non essere abbastanza partecipativo, anche finanziariamente, per proteggere e sostenere la madre creerà, nel processo di crescita del ragazzo, un senso di frustrazione e rabbia che, da un lato manterrà vivo il senso di rivalsa, ma dall’altro lato ne minerà seriamente la serenità e l’equilibrio.

È in questo contesto che J.R. scoprirà il bar  “Dickens”, poi ribattezzato “Publicans”, e l’intreccio di vite all’interno di esse.

Ogni personaggio presentato in questo libro, compreso il protagonista, è spinto dalla propria solitudine interiore verso quel luogo di aggregazione dove le differenze sociali si azzerano e dove tutti possono sentirsi accettati e mai giudicati. Il codice etico, all’interno di quel microcosmo, creerà quel senso di appartenenza che sempre è mancato al ragazzo e da ogni incontro J.R. cercherà di carpire qualcosa per la costruzione della propria identità. Una sorta di puzzle emotivo dove tutti contribuiscono, involontariamente, alla crescita del protagonista.

Sarà proprio lo zio Charlie, barista del “Publicans”, ad introdurlo in quel nuovo mondo dove conoscerà personaggi del calibro di Bob il poliziotto, Colt, Jade 2.0, Mavaffa etc.

Durante ogni tappa della vita, dai primi lavori, all’ammissione a Yale, alle prime storie sentimentali, all’assunzione alla testata giornalistica del Times, sino ad arrivare agli anni Duemila, il bar è una presenza costante. Mentre tutto scorre e cambia, il locale, imperituro, è un rifugio sicuro dove celebrare i propri fallimenti e non sentirsi un perdente.

Il riferimento finale alla tragedia delle torri gemelle in quel “11 settembre 2001” segna quella linea immaginaria, dove ogni americano identifica un punto di arrivo e un punto di partenza; un prima e un dopo.

Al fine di rendere l’idea di come la penna di Moehringer riesca a tradurre, in maniera netta e cristallina, quelle particolari osservazioni che appartengono a tutti coloro che provano a sentirsi parte di qualcosa, propongo un estratto del libro; esattamente il momento in cui il protagonista fa il suo ingresso al campus universitario di Yale.

«Uno di questi ragazzi sicuri di sé spiccava fra gli altri. Mi ricordava l’immagine di un antico busto di marmo che mi aveva mostrato Bud. Cesare, pensai. Aveva negli occhi la stessa imperiale fiducia. Erano gli stessi occhi del padre o zio o chiunque fosse quell’uomo che lo aiutava a portare lo stereo nella sua stanza, e tutti quelli che passavano ne erano colpiti.

Era il primo giorno dell’anno scolastico, eppure quel ragazzo dava l’impressione di essere già prossimo al diploma. Aveva già sotto controllo tutta Yale. Conosceva tutti, e quelli che non conosceva li fermava, ansioso di conoscerli. Teneva il mento leggermente alzato, come se tutti quelli a cui si rivolgeva fossero su un piedistallo, e quella posa, insieme al naso adunco e alla mascella sporgente, accentuava il suo portamento regale. Sorrideva come se avesse in tasca il biglietto vincente della lotteria, e probabilmente era proprio così. Il suo successo era altrettanto assicurato. Sembrava un tipo cui non sarebbe mai successo niente di male.

Come potevo frequentare lo stesso istituto di quel ragazzo? Come potevamo occupare lo stesso pianeta? Non era affatto un ragazzo, ma un uomo adulto. Se mai gli fossi capitato accanto – cosa improbabile – mi sarei sentito come se avessi i calzoni corti e un lecca-lecca gigante in mano».

Il titolo originale dell’opera è The tender bar; la traduzione letterale in realtà metterebbe fuori strada il lettore poiché in inglese il termine “bartender” significa barista. Un semplice gioco di parole che vuole ricordarci il profondo legame tra il significato etimologico dei vocaboli e la cultura di appartenenza. Ogni parola racconta una storia.

Premio Pulitzer per il giornalismo nel 2000, J.R. Moehringer , si è fatto conoscere dal grande pubblico per la stesura, magistrale, del libro Open, biografia del talentuoso campione di tennis Andre Agassi.

Il primo ringraziamento va all’autore di questo libro per tutte le ragioni che ho sopra citato e, con invidia benevola, rimango meravigliato dalla qualità, sempre alta, della sua prosa; Il mio ultimo ringraziamento va, invece, ad Annalisa Carena per averlo  tradotto.

Simone Lentini

Il bar delle grandi speranze
J. R. Moehringer

Traduttore: A. Carena
Editore: Piemme
Collana: Pickwick
Anno edizione: 2014
Formato: Tascabile
Pagine: 486 p. , Brossura
EAN: 9788868366896