LIBRI. Elena Ferrante. I giorni dell’abbandono

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Torino. Olga, una donna di 38 anni con due figli, viene improvvisamente lasciata dal marito, Mario, che le ha preferito una donna più giovane e si è allontanato dalla famiglia per «un improvviso vuoto di senso».

Proprio attorno a questo “vuoto di senso” e al suo labile significato l’autrice ci racconta la caduta di Olga.

Con i tempi di un thriller, la Ferrante ci guida in un viaggio introspettivo di una donna che si scopre fragile e che, con estrema franchezza, si racconta il distacco da quella che lei pensava fosse la propria vita. Una caduta inesorabile, a tratti grottesca e incredibilmente verosimile.

L’autrice si serve appositamente di parole forti e dirette per cambiare repentinamente registro, e per catapultare il lettore nella follia depressiva che mai raggiunge il suo culmine estremo ma ne indica la direzione giocando con i limiti psicologici del personaggio.

La volgarità, che a tratti possiede la protagonista, è necessaria per tradurre il cinico viaggio introspettivo di una persona ferita.

Ci troviamo così ad osservare Olga mentre razionalizza i suoi pensieri nello sforzo di proiettare un’immagine di sé che possa avere un senso. Una lucidità relativa manovrata dal seme della depressione, che in maniera ossessiva e compulsiva si lacera all’idea dell’assenza distorcendo, in maniera violenta, il registro cognitivo.

L’assenza creerà spazi vuoti che il nulla emotivo riempirà inesorabilmente; in questo stato i figli diventeranno solo delle incombenze a cui legare faticosi gesti tecnici, il cane un intralcio e la semplicità di alcuni gesti quotidiani appariranno insormontabili e privi di significato.

Una madre, una donna, una persona che dovrà trovare la forza di decostruire se stessa per ritrovare, anche attraverso l’eco e i fantasmi delle sue origini napoletane, il suo sguardo autentico.

L’incontro con il musicista Carrano, in un momento così delicato, sarà il pretesto per Olga per vomitare le proprie frustrazioni. Attraverso una complessa e tortuosa interazione, l’autrice creerà, per entrambi, un’occasione per liberarsi.

In tutto il romanzo forti sono gli odori; la morte con il suo fetore acre entra nella casa, mentre altre fragranze rimandano, con veemenza proustiana, ad un passato che ormai non gli appartiene.

Da un estratto del libro: «Sì, ero stupida. I canali dei sensi si erano chiusi, non vi scorreva più il flusso della vita chissà da quando. Che errore era stato chiudere il significato della mia esistenza nei riti che Mario mi offriva con prudente trasporto coniugale. Che errore era stato affidare il senso di me alle sue gratificazioni, ai suoi entusiasmi, al percorso sempre più fruttuoso della sua vita. Che errore, soprattutto, era stato credere di non poter vivere senza di lui, quando da tempo non ero affatto certa che con lui fossi viva».

Le ambientazioni cupe, le perdite di memoria, gli isolamenti involontari, i bruschi cambi di atteggiamento, i monologhi interiori sono gli ingredienti decadenti di un romanzo che racconta una storia dalla dinamica semplice ma intimamente complessa; una storia di molte donne all’interno delle mura domestiche nella prigionia di un ruolo familiare.

Simone Lentini

I giorni dell’abbandono
Elena Ferrante

Editore: E/O
Anno edizione: 2015
Pagine: 211 p., Rilegato
EAN: 9788866326410