Zidan in bilico

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LIBIA – Tripoli 13/01/2014. Il premier Aly Zidan non gode della fiducia dell’opinione pubblica e del Congresso Nazionale Generale. La seduta del Parlamento che discuterà del ritiro della fiducia all’attuale governo è stata prorogata a Martedì 14 Gennaio.

Che l’attuale premier non godesse di grande stima e fiducia all’interno dei circoli sia politici sia sociali non è una novità. Già da tempo infatti i dibattici politici si incagliano su questo dato tutt’altro che trascurabile, gettando un’ombra di incertezza sulla già instabile condizione politica del paese.   

La crisi di legittimità è profonda e gli episodi di violenza nelle strade non accennano a diminuire tanto che la decisione di posticipare la seduta parlamentare al 14 è stata presa il 6 Gennaio proprio dopo lo sgombero del Parlamento causato da spari dinanzi al suo ingresso. Il giorno 6 Gennaio infatti, come riporta il quotidiano al Watan Allibya, il Congresso Nazionale Generale (Cng) era già pronto ad accordare un voto di sfiducia costruttiva e discutere quindi sulla formazione di un nuovo governo. Solo il partito “Giustizia e Costruzione” tende verso posizioni meno radicali, ed è pronto a sostenere Zidan.

Non è la prima volta che l’assemblea parlamentare con all’ordine del giorni la sfiducia per il premier viene posticipata, tanto da far pensare che il governo abbia abusato dell’istituto della proroga al fine di rimandare il più possibile l’appuntamento con le proprie responsabilità. Il popolo libico ha più volte fatto sentire la propria voce, scendendo a centinaia nelle piazze delle città più importanti e prendendo d’assedio le sedi dei Ministeri. L’ultimo episodio, che ha visto  Tripoli, Bengasi, Albeida e Cirene  teatri della protesta, viene attestato  dal quotidiano Libya Al Giadidah il 30 Dicembre 2013.

Sembra però giunto il momento della verità per il governo che sarà costretto a rispondere in sede ufficiale della poca competenza nonché del fallimento nella trattazione di numerose materie, in primis quelle riguardanti la sicurezza nazionale.

L’elemento di novità che desta non poca attenzione riguarda la candidatura di  Amal al Haj (nella foto a sinistra) alla presidenza del consiglio. Al Haj infatti è la prima donna dal giorno dell’indipendenza della Libia che si fa avanti per ricoprire una carica politica, e la prima donna in assoluto a candidarsi in politica dal 1951.     

Politica a parte, la condizione libica rimane critica e quanto di più instabile si possa immaginare per un paese nordafricano. Immersa nell’anarchia, la situazione risulta di difficile risoluzione fintanto che episodi come sparatorie tra tribù rivali e esecuzioni saranno più all’ordine del giorno, la morte di un membro del governo ne è solo l’ultimo sanguinoso episodio.