LIBIA. Tripoli smette di pagare le milizie. Anzi no

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Lo scorso 3 gennaio, il Procuratore generale di Tripoli ha emesso una serie di mandati di arresto per 37 persone. Di questi mandati, 31 riguardano personaggi dell’opposizione ciadiana, 6 invece sono stati emessi nei confronti di ex membri del LIFG o personaggi come Belhadj e Jadran. Nello specifico, il Procuratore Generale Siddiq al Ammar ha emesso i mandati di arresto per Ibrahim Jadran, Abdelhakim Belhadj, Ali Al Houni, Shaban Hadih, Mukhtar Rakhis e Hamdan Ahmad accusati di incitamento all’uccisione di libici, furto di capacità economiche dello stato libico e cooperazione con paesi stranieri.  

A riguardo, il Procuratore Generale ha annunciato l’arresto a Tripoli del ministro della Difesa dell’opposizione ciadiana. È stata molto interessante da seguire la scia di commenti sui sola media libici relativi a queste serie di mandati di arresto “importanti”. Un account locale ha sottolineato come la credibilità del Procuratore deve essere supportata dalle agenzie di sicurezza e giuridiche, come anche dai media libici. L’account aggiunge anche che il ministro degli Interni del GNA Bashagah si deve prima liberare delle milizie, il che sarà quasi impossibile. 

Sta di fatto che la decisione del Procuratore Generale rientra nelle richieste dell’Inviato delle Nazioni Unite in Libia, Ghassan Salamé, di fare piazza pulita dei rapporti con gruppi terroristici e milizie armate, almeno fuori Tripoli per iniziare, in modo tale da dare al Consiglio presidenziale, al GNA e in generale all’ovest del paese una parvenza di legalità e di spendibilità politica.

Il tema delle milizie e del loro scioglimento è stato al centro di un “giallo” politico che ha visto al centro proprio il ministro dell’Interno Fatti Bashagha. 

Il Ministro infatti ha firmato il 3 gennaio un ordine che bloccava i pagamenti per le milizie  di Tripoli sorte dopo il 2011, allo scopo di promuovere, con molta probabilità, una struttura unica di sicurezza facente capo al GNA di Tripoli. Questa mossa ha suscitato un forte clamore e una serie di reazioni. Nei giorni successivi, dopo il clamore suscitato dall’ordine firmato di suo pugno, Fathi Bashagah ha smentito la decisione di bloccare le transazioni finanziarie ai gruppi armati. Il Ministro ha, infatti, asserito che l’ordine era falso e non era stato emesso da lui o dal suo dicastero. 

Le motivazioni di un simile passo indietro non sono ancora chiare, ma è sensato pensare che i tempi non siano ancora arrivati per levarsi il peso delle milizie che bloccano la capitale. Ad ogni modo sono diversi gli elementi che fanno pensare che Bashagah sia intenzionato a liberarsi delle milizie, dall’incontro tra responsabili della sicurezza di Tripoli e Bengasi al suo incontro con politici di Bengasi, passando per i rapporti in cambiamento tra LNA e Misurata. I mandati di arresto nei confronti di personaggi dell’estremismo islamico, spesso all’estero, ma comune espressione di Misurata, dovrebbero essere un aiuto in questo senso.

Redazione