Jadhran vs Haftar

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ITALIA – Roma 14/03/2016. L’ultima condanna della presa dei terminal petroliferi da parte delle forze della Libyan National Army – LNA è arrivata ieri sera da parte dell’Unione Europea.

Il LNA è l’esercito del Parlamento di Tobruk ed è guidato dal generale Khalifa Haftar. Il dato di fatto è questo: nella serata del 11 settembre le forze di Haftar hanno posto in essere un’operazione che pianificava da mesi, ovvero dal giorno in cui è stata presa la città (non il terminal) di Zueitina, la città sulla costa libica alla punta nord di quella che viene definita la mezza luna dell’esportazione del petrolio libico. Da ieri mattina si può dire con certezza che Haftar controlla Zueitina, Brega, Ras Lanuf, Sidra e Bani Jawad.  Questo è il punto di partenza. In realtà bisogna fare diverse considerazioni su ambedue le facce della stessa medaglia, facendo però qualche passo indietro.

Nel corso dell’estate il Governo di Unità Nazionale – GNA (che di fondo controlla due quartieri di Tripoli, tant’è che le sue riunioni le deve fare in Tunisia), nominato e riconosciuto dalle Nazioni Unite, Diretto da Faiez Serraj, e da poche altre parti in Libia per motivi di interessi, ha stretto un accordo con le Petroleum Facilities Guard – PFG di Ibrahim al Jadran. L’accordo prevedeva la messa in sicurezza e la ripresa delle esportazioni petrolifere. Questo accordo è stato siglato nonostante la contrarietà della National Oil Corporation – NOC, che attualmente sta cercando di rimettere assieme i due rami divisi della società: quello di Tripoli e quello di Bayda (che fa riferimento a Tobruk). 

Il dato interessante a riguardo è che il ramo che si è lamentato e si è opposto duramente all’accordo non è stato tanto quello di Bayda, ma quello di Tripoli, che fa riferimento al GNA. Il Capo del ramo tripolitano della NOC, Mustafa Senalla ha duramente criticato l’accordo perché di fondo non permetteva il ripristino reale delle esportazioni.

Perché non permetteva il ripristino? Per un motivo tecnico: le strutture dovevano essere rimesse in funzione e Jadran non ne aveva le capacità. Soprattutto, poi, per un motivo di fornitura: Jadran controllava i terminal, non controllava il petrolio. Sia nella parte est che nella parte ovest, i pozzi sono controllati in gran parte da tribù che non hanno nessuna intenzione di pompare petrolio fino ai terminal, sapendo soprattutto che i soldi relativi non sarebbero tornati al livello locale. I pozzi sono fermi nell’est perché le zone di esportazione non erano operative. 

Chiedendo il ritiro delle truppe di Haftar, l’UE, gli Usa, la Gran Bretagna, la Germania, la Francia, l’Italia e la Spagna non tengono in considerazione una cosa: l’accordo tribale che vi è dietro e quanto previsto per il dopo.

L’accordo tribale di fondo ha permesso una prima cosa: non vi è stata neanche una vita persa da una parte e dell’altra. Haftar ha dialogato con le rappresentanze tribali locali, in particolare i Maghariba. Da questa tribù provenivano gran parte delle PFG in tutta la mezza luna del petrolio. Prima dell’attacco le tribù hanno semplicemente detto alle PFG: non combattete. Molti si sono arresi, gli altri hanno disertato. Chi ha voluto continuare a combattere o è stato bombardato nella zona di Al Uqaylah o, su indicazione di Jadran, si sono ricongiunte più a sud con le forze di Ziad Bilaem (Saraya Defend Bengasi e tutta l’accozzaglia di gruppi che fa riferimento a Gharyani, cioè Fratellanza Musulmani e Al Qaeda). Di fondo, una forza di 20mila uomini dichiarati, ultra preparati e operativi (secondo Jadran) si è sciolta di fronte a quattro battaglioni con supporto aereo e artiglieria. 

L’importante è capire il dopo. Il LNA ha già indicato la via e per la prima volta qualcuno sembra avere una progettualità. I terminal saranno consegnati alla NOC (ramo Bayda, ma questa potrebbe essere una fase valida per arrivare alla reale ricongiunzione tra i due rami), la sicurezza a delle nuove guardie petrolifere addestrate realmente dal LNA (riprendendo molte delle PFG che si sono arrese o che hanno disertato) e, tempo del ripristino tecnico, le esportazioni seguendo le indicazioni della NOC. Nel frattempo il LNA continuerà la messa in sicurezza della zona allargando la propria zona di influenza. A riguardo è stata evidenziata la presenza di un contingente importante di Daesh a Nawfaliyah, a ovest di Bani Jawad. Si ha così la conferma che fuori Sirte vi è una base di Daesh da dove partono rinforzi, armi e autobombe suicide per colpire le milizie Dell’Operazione suicida condotta da Misurata con il supporto del GNA e del supporto aereo americano. 

Al contrario, Jadran, che doveva servire da cuscinetto, ha dimostrato che non controllava il territorio, non controllava le tribù e non aveva le capacità gestionali riguardo alle strutture che controllava. Si tratta quindi di un altro duro colpo al GNA  che continua a dimostrare di non capire e di non saper gestire la situazione in Libia. L’errore più grande del GNA, o di chi dalla comunità internazionale cerca di dirigerlo, riguarda proprio il rapporto con le tribù locali, che non vengono prese in considerazione. Forse la comunità internazionale dovrebbe capire come funziona il sistema rappresentativo locale prima di imporre il proprio. La comunità internazionale, poi, ha dichiarato che bisogna restituire il petrolio ai legittimi proprietari: i libici. In fondo è quello che ha detto di aver fatto il presidente del Parlamento di Tobruk, Aguila Saleh, ordinando di prendere i terminal al LNA su richiesta della stessa NOC …

Il petrolio non sta a Ras Lanuf o a Zueitina, sta nel sud e nel resto del bacino di Sirte, che ricordiamo è sotto controllo milizie di Misurata.

Si tratta di un ennesimo duro colpo alla credibilità del GNA, se mai ne fosse rimasta ancora. Se si analizza la situazione nell’est, il LNA ha imposto dei governatori militari per il commissariamento dei comuni, ma continua a fare riferimento ai Consigli degli anziani locali. La situazione di sicurezza nell’est è migliore rispetto a quella nell’ovest. Il LNA ormai deve difendere le posizioni nei terminal ma per il resto deve “solo” combattere i consigli della Shura (gruppi terroristici guidati da Ansar al Sharia, il ramo di Al Qaeda in Libia) a Bengasi (ormai in due quartieri) e a Derna, e Daesh a Bengasi (sempre in due quartieri), che nella tradizione dei movimenti terroristici usano la popolazione come scudi umani, e quanti se ne sono andati da Sirte che vagano nel deserto meridionale.

Soprattutto però, nell’est vi è un riconoscimento tribale delle azioni del governo del Parlamento di Tobruk e del LNA. Ovvero: le tribù riconoscono il buon governo del Parlamento e ne spingono l’attività. Così è anche nel sud del paese dove ormai le tribù più importanti si stanno unendo in un consiglio che dà il suo appoggio a Tobruk.

Analizzando la situazione a ovest: il GNA controlla due quartieri di Tripoli, sotto la minaccia costante delle milizie. Le forze politiche che hanno accordato il proprio sostegno sono quelle dell’ex General National Congress – GNC, in particolare da Misurata. A riguardo si devono fare due considerazioni: la prima sul contesto, la seconda sul tempo. 

Il contesto politico che appoggia il GNA è quello che ha portato alla scissione del 2014 tra parlamento di Tobruk e GNC di Tripoli. Nella capitale sono rimaste le forze politiche che fanno riferimento al Libyan Islamic Fighting Group – LIFG, un’organizzazione che si potrebbe definire terroristica nata a cavallo degli anni 80/90. Da allora il LIFG si è diviso in due: chi ha seguito i Fratelli musulmani e chi ha seguito Al Qaeda. Nel corso degli ultimi tempi si sono riappacificati e stanno andando tutti nella stessa direzione.

Le tempistiche dell’appoggio sono altresì fondamentali. L’ex GNC diede il proprio supporto al GNA sperando di vedere le proprie istanze riconosciute e poi ricominciare ad esprimere la propria politica estremista. Ad oggi il sostegno rimane e peraltro anche abbastanza in silenzio. Questo è il dato preoccupante perché si ha la sensazione che prima o poi possa scoppiare di nuovo. 

A conferma della prossima esplosione della situazione vi è la critica situazione a Tripoli. Nella capitale ormai è scontro aperto tra milizie locali e milizie di riferimento a Misurata. In effetti, se da sud est vengono quelle di Misurata, da Az Zawia arrivano quelle religiose degli ex LIFG e degli esuli del Consiglio della Shura di Bengasi che sono fuggiti nella capitale. La sensazione è che a breve il GNA sarà cacciato da Tripoli (cioè dai due quartiere che controlla) da parte delle milizie di Misurata e si ritornerà alla dicotomica lotta tra GNC e Parlamento di Tobruk.

Il problema di fondo che la comunità internazionale non sta capendo è che lo scontro non è solo tra un governo e l’altro, tra l’est e l’ovest e così via. Se vogliamo il metodo di governo del GNA è molto più simile a quello del parlamento di Tobruk, che a quello dell’ex GNC che lo sostiene. Lo scontro è tra due impostazioni diverse del metodo di governo: un metodo liberale in salsa locale (Tobruk e se vogliamo GNA) e un metodo islamista (ex GNC). Questo scontro è stato alla base dello strappo del 2014 e la fonte di questo strappo è stato l’erroneo sistema di rappresentanza che è stato imposto dalla comunità internazionale finita la rivoluzione e il lavoro del Consiglio Nazionale di Transizione.

La vera preoccupazione oggi non dovrebbe essere Haftar, le cui idee sono ben chiare anche non sono ben viste per gli interessi dei paesi occidentali (anche se non si capisce bene perché) bensì quello che si starebbe tramando nell’ombra. Segnali locali indicano che la situazione politica attualmente starebbe riportando sulla cresta dell’onda Saif al Islam, figlio prediletto di Gheddafi. Da mesi si discute (e non si pone ancora in atto) la sua scarcerazione a Zintan (nell’ovest ma fedele a Tobruk), ma una corte dell’Unione Africana ha riconosciuto l’infrazione dei suoi diritti e ha intimato alla Libia la sua scarcerazione.

Saif al Islam avrebbe già in mente una campagna per riprendere il potere con il sostegno degli islamisti e nel corso degli ultimi mesi i segnali da questo punto di vista sono ben chiari. Però se nell’est la situazione è saldamente in mano al LNA, così non è nell’ovest.