Sicurezza, milizie e Kabile libiche

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LIBIA – Tripoli 19/11/2013. Gli ultimi scontri a Tripoli (zona di Ghargour), condannati dall’Alto Commissariato dei diritti umani dell’Onu, e i recenti attentati e omicidi di personaggi chiave della sicurezza e dell’intelligence libica (Abdullah Al – Saiti a Bengasi è scampato ad un attentato mentre Yousef Al- Atrash è stato ucciso ad Ajilat), riflettono le alleanze complesse e la continua lotta per il potere tra le ormai opposte fazioni che hanno preso parte alla rivoluzione contro Gheddafi, e che oggi perseguono ognuna i propri interessi.

I principali gruppi contrapposti sono le milizie di Misurata, che erano state autorizzate assieme ad altre a contribuire all’architettura di sicurezza della capitale come parte della Libya Shields (un insieme di gruppi basati sulle città di Zawya e Misurata, alleati all’interno del Comitato supremo di sicurezza), de facto la polizia di Tripoli e le milizie di Zintan, che compongono la milizia Qaqaa forte di 18mila uomini. Qaqaa si oppone alla Libya Shields e al Comitato, perché stanno cercando di imporre un “ordine islamista” sulla Libia. L’influenza e la contrapposizione tra le milizie si estende in tutto il governo libico e particolarmente nei suoi ministeri chiave: Difesa, Interni e Giustizia.

Ancora una volta il Primo Ministro, il Gran Mufti e altre figure chiave hanno sì condannato le azioni delle milizie, ma non è chiaro che cosa ci sia davanti, diviene sempre più chiaro che senza una parvenza di stabilità e ordine poco può realisticamente essere fatto e raggiunto nel paese nonostante i molteplici impegni internazionali di aiuto. Dal 18 novembre, truppe regolari libiche sono state dispiegate a Tripoli e alle milizie è stato ordinato di restare fuori della capitale, nel tentativo di disinnescare le tensioni, rese più acute da una serie di proteste come quella delle donne scese in piazza Algeria nello stesso giorno. Ma se i problemi della sicurezza sono ben noti, la mancanza di un efficiente economia di mercato è meno nota. si può fare l’esempio del pane, la quo produzione e distribuzione è gestita dallo stato: il 40 per cento del pane prodotto viene smaltito come rifiuto o somministrato agli animali; una pagnotta di pane costa un minimo di 2 centesimi di dollaro.

Gioco politico innescato nelle divisioni fra fazioni contrapposte, è ora ritardare il pagamento per i fornitori di grano, mettendo il paese a rischio di future carenze di cereali e derivati. Il governo di Tripoli ha un piano per privatizzare alcune delle sue imprese di proprietà statale, tra cui quella del pane, per dare spazio alle imprese private, in un clima di sicurezza ancora di là da venire.

Restando nel settore economico il Fondo Monetario Internazionale ha confermato il calo dell’economia libica: meno 5,1% nel 2013 a causa proprio delle interruzioni nella produzione di petrolio (il 19 novembre sono riprese le operazioni dal terminale di Mellitah gestito da Eni e Noc). L’economia libica era cresciuta del 104,5 per cento nel 2012, dopo una contrazione del 62,1% nel 2011 a causa della rivoluzione.