LIBIA. Senza corrente elettrica

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Forse in Libia ci saranno cinque giorni di tregua in occasione delle festività per il Sacrificio, mentre non c’è tregua al caldo e alla carenza di energia elettrica. 

Uno dei paesi più importanti in materia di petrolio si trova a fare i conti con l’erogazione del’Energia, la cui mancanza peggiora le condizioni di vita dei cittadini libici. 

Nei giorni scorsi proprio la questione dell’energia elettrica è stata al centro di alcune dichiarazioni politiche. Il primo ministro del governo ad interim, Abdullah Al Thani, ha dichiarato che il suo governo è pronto a provvedere a tutte le necessità della Società elettrica nazionale. Di fondo il governo Al Thani vuol far capire che, a differenza del GNA, può risolvere le problematiche tecniche della società, quindi dei cittadini che sono senza elettricità. Lo storico degli interventi nell’est del paese e parte del Fezzan nel ristabilire i servizi base sarebbero lì a dimostrarlo, tranne ovviamente quando le milizie pagate dal GNA lo impediscono. 

Dal canto suo, il presidente Serraj ha dichiarato che il suo governo non permetterà ad alcuna regione o soggetto di prendere più elettricità di quanta non si di diritto. La dichiarazione secondo Serraj dovrebbe riguardare il LNA, ma in realtà gli unici soggetti che interrompono l’erogazione dell’energia elettrica fino ad ora sono state le sue milizie e la città che si è rifornita in elettricità più di quanto pattuito fino ad ora è stata soprattutto Misurata. Quindi Serraj dovrebbe prima guardare in casa sua.  

Per quanto riguarda la produzione di idrocarburi, si apprende che la società energetica nazionale, la NOC, ha deciso di levare la clausola di forza maggiore sul giacimento di Al Sharara. Il giacimento era stato chiuso dopo che alcune milizie del GNA sulla costa avevano chiuso le valvole per l’approvvigionamento a Az Zawia. Ad ogni modo, si apprende che stanno riprendendo gradualmente le operazioni presso giacimento, il più importante in termini di produzione per il paese con una capacità massima stimata di 300mila barili al giorno.

Sempre di petrolio ha parlato in un’intervista a Blomberg il governatore della Banca centrale di Tripoli, Sadiq al Kabir. Secondo l’economista e membro dei Fratelli Musulmani, le entrate di petrolio saranno ridotte del 17% nel 2019 a causa della mancata produzione per via dello stallo politico e della crisi di sicurezza. 

Redazione