LIBIA. Piano segreto algerino-egiziano e Ankara apre ad Haftar

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Grandi manovre politiche e diplomatiche per uscire dall’impasse in cui si trova il dialogo politico in Libia con interessanti e inaspettate convergenze. 

L’ambasciatore egiziano in Algeria Ayman Mishrefah ha confermato che vi è una convergenza di visioni tra Egitto e Algeria riguardo alla questione libica, che è il rifiuto dell’interferenza straniera in Libia in tutte le sue forme, oltre all’importanza di riprendere il dialogo politico.

Mishrefah, in una dichiarazione pubblicata da Independent Arabia ha affermato che anche Egitto e Algeria hanno concordato di risolvere i problemi in Libia come un pacchetto integrato per risolvere tutti i problemi, in primo luogo tra loro le condizioni economiche, la ricostruzione delle istituzioni libiche e la ricostruzione politica e costituzionale.

Di fronte al muro diplomatico, per ora, scatenato dall’accordo turco-libico, Ankara sta ricalibrando la sua postura e il ministro degli Esteri turco Mevlüt Çavuşoglu ha sottolineato recentemente che il suo paese sta cercando di convincere Khalifa Haftar a cessare il fuoco, in base all’accordo dei presidenti turchi Recep Tayyip Erdogan e del russo Vladimir Putin, facendo leva su Mosca e sul rapporto che lega Haftar a Putin, riporta al Marsad.

Çavuşoglu, durante una conferenza stampa congiunta, tenutasi l’11 gennaio a Istanbul con il ministro degli Affari esteri e dell’integrazione regionale del Ghana Shirley Aykur Buchoy, ha dichiarato: «Attendiamo con impazienza i nostri amici russi per convincere Haftar a cessare il fuoco in base all’accordo dei nostri due paesi».

Çavuşoglu ha spiegato che non c’è alcun problema per la Turchia noi confronti di Haftar, quando si tratta di una soluzione politica in Libia e questo include anche Haftar, che «Deve prima impegnarsi per un cessate il fuoco». Haftar ha poi accettato il cessate il fuoco la sera dell’11 gennaio ed oggi Sarraj e Haftar sono a Mosca.

Tornano poi a farsi sentire anche i “reduci” del vecchio regime Ahmed Qaddaf Al-Dam, rappresentante del Fronte di Lotta Nazionale libico, dall’Egitto, ha sottolineato che la battaglia di Tripoli non è solo politica, ma è una battaglia tra l’esercito e le bande che controllano le capacità della Libia con la forza delle armi.

Qaddaf Al-Dam, in un’intervista rilasciata a Russia Today, ha dichiarato che la Libia è parte integrante del mondo arabo e islamico e che sta vivendo una campagna infernale sulla sua pelle che viene attuata con piani infernali per l’intera nazione.

Ha sottolineato che la Libia risorgerà di nuovo dopo che il popolo si è unito nell’Esercito Nazionale, sottolineando che è ottimista su ciò che sta accadendo in questi giorni in Libia. Per quanto riguarda l’intervento turco in Libia e il sostegno di Ankara al governo del Gna a Tripoli, Qaddaf Al-Dam ha riferito che la Turchia è il passato, ed è stata coinvolta nella trappola libica.

Ha continuato, poi dicendo: «Oggi non ho paura per Tripoli … temo per Istanbul e la Turchia … La Turchia è un paese islamico che si è voluta immischiare nella trappola libica», aggiungendo che spera che Ankara rivedrà i suoi passi.

Ha poi detto che la Turchia deve essere un mediatore tra le parti nel paese, e non inviare militanti e armi, come invece sta accadendo. Su Fayez al-Sarraj, è ancora più chiaro: il primo Ministro del Gna è una vittima obbedisce alle istruzioni che gli vengono date e vive sotto la pressione delle milizie che lo circondano.

Luigi Medici