La Libia non può fornire petrolio

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LIBIA – Tripoli 21/08/2013. La National Oil Corporation (Noc) ha annunciato ufficialmente ai suoi clienti che non può più garantire l’approvvigionamento di greggio e prodotti raffinati da quattro terminali orientali come previsto dai contratti.

Secondo il Libya Herald, che ha dato la notizia, funzionari Noc hanno confermato il 21 agosto, che il documento in cui venivano dichiarate cause di “forza maggiore” sulle esportazioni da Brega, Sidra, Ras Lanuf e Zuweitina, ottenuta da Bloomberg News dopo ferragosto, era genuina. Il documento, datato 18 agosto, recita che i quattro terminali «sono chiusi per lo sciopero delle guardie di sicurezza, cin astensione dal lavoro dalla fine del mese di luglio 2013; questo fatto ha provocato l’arresto totale di queste strutture e la cessazione di tutte le esportazioni». La lettera è firmata dal presidente Noc, Nuri Berruien. Invocando la clausola di forza maggiore prevista nei contratti, e dichiarando di essere soggetto ad eventi che sfuggono al suo controllo, Noc sta cercando di evitare la responsabilità per non aver onorato le spedizioni concordate. Una serie di controversie sui terminali ed i campi di estrazione ha creato il crollo della produzione e delle esportazioni. Noc, il 19 agosto, ha sostenuto che l’uscita di greggio fosse sceso a 500mila bpd. Si ritiene però che la cifra vera sia vicina ai 300mila bpd. Data la notevole e pronta ripresa della produzione dopo la rivoluzione, ci si avvicinava a 1,6 milioni di bpd all’inizio del 2013, il forte calo ha colpito duramente le entrate dello Stato. Il ministro del Petrolio Abdulbari Al-Arusi avevo detto a metà agosto che i contrasti sui campi fossero costati alla Libia 1,6 miliardi di dollari dollari in guadagni di idrocarburi, per le manifestazioni iniziate il 25 luglio. cifra poi contestata dal premier Ali Zeidan. Il caos nasce da questioni legate alla contribuzione dei lavoratori locali e se a Zuweitina ci si è limitati a bloccare gli ingressi dei terminal e dei campi, si sono scatenate anche una serie di reazioni politiche: i “federalisti” in Cirenaica e in Fezzan hanno detto di essere pronti a sfruttare il malcontento come leva per forzare la creazione di una costituzione federale. Gli scioperanti accusano Zeidan e Arusi di aver gestito le esportazioni in maniera non trasparente e hanno chiesto l’istituzione di una commissione d’inchiesta, mentre il governo accusa le compagnie della sicurezza di voler gestire le vendite per proprio tornaconto. Nel frattempo è stata creata una commissione giudiziaria per valutare le reciproche accuse. Il primo ministro Ali Zidan ha addirittura minacciato di bombardare le navi che si avvicineranno ai terminali senza copertura di un contratto con la Noc: «Se una nave che non è sotto contratto con la National Oil Company (Noc), si avvicina ai terminali, queste saranno bombardate dall’aria e dal mare». Eppure il 17 agosto, sulle colonne del Tripoli Post si poteva leggere del primo grande carico di cherosene partito da ras Lanuf verso l’Italia.