I governi libici

34

LIBIA – Tripoli. 04/02/2015. A Tripoli, si è auto-nominato un governo nelle mani degli islamisti. Mentre a Tobruk continua a sopravvivere un governo riconosciuto dalla comunità internazionale. Ovunque vi sono le milizie rivali. E ora, lo Stato islamico, che ha firmato un sanguinoso attacco a Tripoli cerca di affermarsi nel paese. Fonte Jeune Afrique.

L’attacco rivendicato dallo Stato islamico il 27 gennaio, ha colpito l’Hotel Corinthia di Tripoli è uno degli attacchi più duri e sanguinosi in Libia dopo la caduta del regime di Muammar Gheddafi, alla fine del 2011. Dieci i morti, di cui almeno cinque stranieri, tra cui il comandante della Cia, per l’area Medio Orientale, David Perry, il tutto preceduto da un suicidio con autobomba. Come l’attacco che, nel settembre 2012, aveva ucciso Christopher Stevens, l’ambasciatore degli Stati Uniti, per mano di “Abu Anas ial-Libi”. L’attentato al Corinthia ha particolarmente colpito i libici, in quanto, era ritenuto uno dei luoghi più sicuri di Tripoli.
Non solo si pensava che Fajr Libia, sostenuta da forze da Misurata, bastassero a contenere i Jihadisti nella capitale ma non è così. Nessuno sembra sostanzialmente monitorare o avere contezza le alleanze di ISIS sul territorio libico.
Questo moderno hotel di 24 piani era uno degli ultimi luoghi “sicuri” che si poteva visitare nella cosmopolita capitale libica. Con il suo ristorante marocchino, fitness club e molteplici sale conferenze, la struttura a cinque stelle è di una società maltese. Dalla guerra 2011, è anche il luogo dove si trovano i politici locali, inviati stranieri e giornalisti. Nel 2013, Ali Zeidan, allora primo ministro, era stato rapito dalla milizia.

Martedì 27 gennaio alle 8: 30 pm un’esplosione ha scosso la zona della città vecchia. Un doppio attentato con autobomba nel parcheggio del Corinthia uccide tre guardie di sicurezza e apre la strada a uomini armati (due) che entrano nella hall dell’hotel e aprono il fuoco sul personale. Nella folla, alcuni dipendenti e clienti sono riusciti a fuggire. Testimoni hanno detto che uno degli aggressori è riuscito a fuggire attraverso una porta sul retro. Due attentatori sono saliti al piano di sopra. Parlavano Libyan Arab “con un forte accento”. Ad un certo punto hanno detto: «Dove sono i kuffar [” infedeli “]?».
Dopo diverse ore di scontri i due uomini al 21 ° piano si fanno esplodere con granate. Si tratta di “Abu Ibrahim al-Tunisi” e “Abu Sulaiman il sudanese.”  Si pensa che tra gli obiettivi di ISIS ci fosse anche Omar al-Hassi, primo ministro del governo di salvezza nazionale (GNS non riconosciuto dalla comunità internazionale) ma la notizia non può essere confermata. In diverse occasioni, il GNS ha minimizzato la minaccia jihadista, difendendo Ansar al-Sharia di fronte alle forze del generale Khalifa Belqasim Haftar e definendo l’organizzazione ISIS come “giovani idealisti”. Aggiungiamo che nei giorni scorsi ad Ansa Al-Shari sono arrivati i nuovi mezzi, i soliti di ISIS quelli di marca giapponese, ultimo modello, dove c’è il brand di ISIS.

Dopo l’attentato Al-Hassi ha accusato, dello stesso, gli ex membri dei comitati rivoluzionari di Gheddafi, senza convincere nessuno. GNS ora è più che mai invisa agli occhi della comunità internazionale.
L’attacco al Corinthia Hotel è stato subito rivendicato sui social network come un raid (“Ghazoua”) di ISIS destinato a vendicare la morte di Abu Anas al-Libi, un veterano di al Qaeda che Washington ha accusato degli attacchi a Nairobi e Dar es Salaam nel 1998. Catturato nel mese di ottobre 2013 sul suolo libico in un intervento spettacolare dalle forze speciali statunitensi, Abu Anas è morto di cancro al fegato, nel gennaio 2015, mentre il suo processo era in programma di aprire a New York.
«Questa non sarà l’ultima (missione ndr) sulla terra Tripoli a Dio piacendo», ha avvertito la dichiarazione mandata in onda da ISIS. Lo Stato islamico non è al suo primo approccio di conquista in Libia. A Derna, ha proclamato il califfato, ha stabilito decapitazioni come pratica di polizia. Anche in Cirenaica, due giornalisti tunisini sono stati rapiti e il loro destino è incerto (ISIS dice che sono stati giustiziati) le autorità tunisine smentiscono. In Sebha, nel sud, quattordici soldati sono stati uccisi. A Tripoli, un’autobomba è esplosa davanti all’ambasciata di Algeria e l’edificio UNDP ha subito un attacco armato. Le rivendicazioni di ISIS sostengono ch e loro governano le tre province amministrative di Tripolitania, Cirenaica e Fezzan. Nel frattempo si è mossa la diplomazia, riunita a Ginevra, che comincia a considerare il possibile dialogo con gli islamisti e, forse, i gruppi armati (che tirano le fila della guerra civile). L’obiettivo è quello di raggiungere un governo di unità nazionale di governare il paese sulla base di una tabella di marcia non-partisan. Controllo delle risorse di petrolio e la Banca centrale saranno al centro del dibattito.