L’Esercito dello stato islamico di Libia

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LIBIA – Derna 09/11/2013. È sorta a Derna una nuova milizia: l’Esercito dello stato islamico di Libia. Yousef Bin Tahir, 28 anni, è il leader dia seta nuova misteriosa formazione militare libica. 

Non se ne hanno molte informazioni a riguardo, riporta il Libya Herald, ma sembra che Yousef Bin Tahir abbia fatto un vero business plan per lanciare il suo gruppo nel competitivo mercato delle milizie libiche. Ha annunciato la nascita della brigata su Al Nabaa TV, un canale di Tripoli lanciato e finanziato dal Qatar, il 31 ottobre; le immagini mostravano tecniche nelle strade di Derna,e uomini che indossavano uniformi militari. Stando all’intervista fatta dal quotidiano libico al fondatore si tratta di una forza di tremila uomini di fede islamica, addestrata in sei mesi a Derna. L’obiettivo del gruppo è «l’implementazione della sicurezza negli edifici pubblici, per le strade e nelle aziende private prima a Derna, poi in altre città come Bengasi e Sirte, e infine in tutte Libia» – perché, afferma Bin Tahir «l’Islam dice che è nostro dovere come musulmani proteggere le persone». Bin Tahir non vuole guidare una brigata qualsiasi: vuole guidare un nuovo esercito «basato su l’Islam». Con loro Derna sarà sicura in un solo mese: «In realtà , in questo momento , sono in grado di garantire l’intera area da Derna a Bengasi». Poi afferma l’esistenza di un “gruppo speciale” che si occupa di pattugliare il deserto e il mare per catturare i clandestini africani, come già avvenuto, secondo Bin Tahrir a Lathroon «Noi facciamo un lavoro diverso rispetto ad Abu Sleem o Ansar al- Sharia», le due brigate principali Derna. Nell’intervista Bin Tahir è anche molto vago circa il lato finanziario: «Abbiamo ricevuto donazioni da parte dei nostri soci. Soprattutto, ho investito tutti i miei soldi nel progetto. La mia famiglia è di Derna , ma ci siamo trasferiti a Bengasi dove abbiamo diverse attività, come ad esempio concessionarie automobilistiche». Fonti di Bengasi citate dal giornale, avrebbero confermato che quella di Bin Tahir è una famiglia ricca e istruita. Ma per gli esperti libici per quanto possa essere ricca una famiglia non può certo mantenere un milizia di quel genere da sola, devono ottenere i soldi dal governo, dal Gnc o da fuori.  Bin Tahir si dice fermamente convinto che l’Esercito dello stato islamico della Libia non si integrerà nelle istituzioni libiche o nei gruppi armati: «Non abbiamo alcun legame con il governo. Noi non siamo registrati, se necessario, io starò con le autorità contro il federalismo». Bin Tahir descrive i suoi metodi, che coprono l’intero spettro della vita sociale. In tema di giustizia, ammette che il suo gruppo non è abbastanza forte per giudicare i criminali , ma lo è quando si tratta di prendere i delinquenti: «Se prendiamo un ladro di automobili, chiediamo al proprietario se vuole essere risarcito e perdonare il ladro, o se vuole presentare un modulo in attesa di giudizio. La prima soluzione è la migliore perché l’Islam è impostato sul perdono». Per risolvere il problema della droga, il gruppo ha la sua soluzione: «Paghiamo al trafficante di droga tutti i suoi beni e poi li distruggiamo, invece di far saltare un sacco di gente come sta facendo qualsiasi altra brigata ». L’esercito dello Stato islamico della Libia  ha anche la sua polizia politica: per evitare che chiunque tradisca la causa dell’Islam, circa 40 membri anonimi, chiamati “Osservatori”, sono impiegati per verificare il comportamento di tutti, compreso il leader, e di punirli, se necessario.