LIBIA. Migranti sotto il fuoco incrociato della battaglia di Tripoli

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I migranti detenuti nella Libia occidentale hanno detto che il 1 luglio sono stati presi nel fuoco incrociato tra le milizie rivali che combattono nella città. Sono tra le migliaia di altri migranti detenuti che hanno subito abusi da parte dei trafficanti e sono ora coinvolti, loro malgrado, nel conflitto armato, riporta Asharq al Aswat. 

L’Associated Press ha documentato abusi in un’altra struttura di detenzione con centinaia di migranti che vivono in condizioni pessime. Le guardie sono fuggite dal centro di detenzione di Gharyan, che ospita quasi 30 migranti, di cui 10 affetti da tubercolosi, riporta l’Ap. 

Miliziani del Gna hanno preso d’assalto il centro lo scorso mercoledì, 26 giugno, tenendo i migranti sotto il tiro delle loro armi e accusandoli di sostenere l’Lna, l’esercito nazionale libico del generale Khalifa Haftar.  La stessa milizia è tornata nei giorni successivi per cercare di reclutarli come combattenti, secondo le dichiarazioni dei migranti.

«Abbiamo detto loro che siamo malati e molto deboli. Non possiamo portare armi», ha detto un migrante all’Ap. Inoltre tramite l’agenzia di stampa, hanno chiesto aiuto, dicendo che il loro centro di detenzione sta finendo il cibo e l’acqua. Il gruppo di 30 persone è finito a Gharyan dopo anni di difficili viaggi in balia dei trafficanti che torturano i migranti e li trattengono per ottenere il riscatto dalle famiglie a casa, ha riferito Ap.

Sono le storie che hanno raccontato i migranti, arrivati in Italia, ai ricercatori di Agc Communication: lavori forzati, sfruttamento e condizioni di vita molto pesanti, nei campi di detenzione in Libia. Si tratta di centri ben diversi da quanto lascino trasparire i resoconti ufficiali. 

Sofferenze che vanno ad aggiungersi a quelle vissute e subite durante i mesi , anni a volte, di viaggio verso un futuro migliore. Medici Senza Frontiere ha recentemente descritto i centri di detenzione libici come un “incubo”. 

Antonio Albanese