Libia. Gasdotto Eni sotto attacco

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LIBIA – Tripoli 06/11/2013. Manifestanti berberi hanno bloccato l’accesso al terminal gasifero libico di Mellitah.

A darne notizia lo stesso Paolo Scaroni, Ad Eni,  in una intervista radiofonica su Radio RaiUno; Scaroni ha avvertito che Eni potrebbe essere costretto a interrompere le esportazioni verso l’Italia. Eni è la più grande compagnia petrolifera straniera presente in Libia e gestisce l’oleodotto Greenstream in Sicilia che parte dal terminale di Mellitah. «Quello che ci preoccupa in questo momento è il terminale di Mellitah, che è stato attaccato dai manifestanti, spingendoci a bloccare le esportazioni verso l’Italia» ha detto Scaroni che però ha escluso problemi di fornitura di gas per l’Italia. Eni stessa non era ancora in grado di dire se gli aggressori fossero ancora armati. A fine ottobre, la minoranza amazigh, etnia berbera della Libia, aveva tenuto un sit-in presso il terminale di Mellitah per chiedere maggiori diritti. Munir Abu Saud, capo del sindacato dei lavoratori petroliferi a Mellitah, ha confermato nuove tensioni nel terminale dopo che richieste fatte di maggiori rappresentanza politica nel costituendo Consiglio nazionale per i berberi al governo centrale erano rimaste inascoltate, da qui è esplosa la protesta e il blocco. «La gente è arrabbiata. Ci sono trattative in corso». Le esportazioni di petrolio sono state sospese a inizio novembre ma Eni non ha confermato. I berberi costituiscono circa il 10 per cento della popolazione della Libia; sono stati perseguitati sotto Gheddafi e si sentono emarginati dal nuovo regime, anche se hanno giocato un ruolo chiave nella rivolta del 2011. La società che gestisce il terminale di Mellitah è di proprietà congiunta di Eni e della libica National Oil Corporation (Noc); rifornisce l’Italia con 17 milioni di metri cubi di gas al giorno. Il 27 ottobre scorso 80 persone armate di etnia Amazigh provenienti da Zuwara avevano bloccato il terminale minacciato di chiudere le condutture. Attivisti amazigh, provenienti in questo caso soprattutto da Nalut, riportava il Libya Herald il 27 ottobre, avevano già chiuso il gasdotto nel complesso del campo gasifero di Wafa per gli stessi motivi. Il Consiglio Supremo degli Amazigh aveva avvertito a più riprese delle conseguenze scaturite dall’ignorare le richieste del popolo Amazigh; il Consiglio Supremo Amazigh ha proclamato il boicottaggio delle prossime elezioni e ha annunciato che qualsiasi candidato Amazigh sarebbe stato considerato un traditore.