LIBIA. L’ONU chiede oltre 300 milioni per aiutare i libici

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Occorrono 313 milioni di dollari per assistere centinaia di migliaia di persone in Libia. 

L’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli aiuti umanitari, Ocha, ha lanciato l’appello per avere 313 milioni di dollari per coprire i bisogni fondamentali di 940 mila persone che hanno bisogno di assistenza e protezione.

L’Ocha ha osservato che il piano di risposta umanitario della Libia del 2018 (2018 Libya Humanitarian Response Plan – Hrp) ha bisogno 313 milioni di dollari per assistere 940 mila persone quest’anno. L’attuale crisi libica, paese in conflitto da quando, nel 2014, sono state disputate le elezioni in seguito al rovesciamento nel 2011 di Muammar Gheddafi, è il risultato delle continue ostilità tra fazioni rivali, dell’instabilità politica e di un vuoto di governance che ha provocato un’ulteriore rottura dei sistemi operativi del paese, riporta un comunicato Onu.

L’Hrp 2018, il terzo appello coordinato in Libia, è stato lanciato per conto della comunità umanitaria in partenariato con le autorità libiche. Contribuirà all’attuazione di 71 progetti da parte di 22 organizzazioni, tra cui agenzie dell’Onu e organizzazioni non governative nazionali e internazionali. 

I progetti che l’Onu intende attivare, mirano a contribuire ad alleviare il deterioramento delle condizioni di vita estendendo le protezioni civili, conformemente al diritto internazionale, per garantire l’accesso ai servizi di base per gli sfollati interni, i rimpatriati e i libici non sfollati più vulnerabili, compresi i migranti, i rifugiati e i richiedenti asilo.

I fondi, per l’Ocha, contribuiranno inoltre a rafforzare le capacità delle famiglie di far fronte alle continue pressioni dell’instabilità, della frammentazione e del declino economico.

Nel 2017, inoltre, si stimava che 1,3 milioni di persone avessero bisogno di assistenza umanitaria. Gli sfollati interni, i rifugiati e i migranti, nonché i rimpatriati e i libici non sfollati nelle zone più colpite erano giudicati più bisognosi di assistenza umanitaria.

Maddalena Ingrao