LIBIA. La Farnesina persa nelle nebbie libiche

159

Quale è esattamente la politica italiana sulla Libia? A questa domanda ha risposto anche la social sfera libica. 

Una serie di account libici hanno riportato le dichiarazioni di Possibile, partito politico italiano, che ha criticato la formazione di un comitato nel parlamento italiano per emendare l’accordo sull’immigrazione con la Libia e ha chiesto la chiusura dei centri di detenzione. Questo comitato servirà per emendare l’accordo fortemente criticato tra Italia e Libia che doveva essere rinnovato il 2 novembre. La critica è collegata al fatto che, ad esempio, a capo della Guardia costiera di Az Zawia vi è Al Bija, un criminale, riconosciuto trafficante di esseri umani, che di fatto l’Italia ha fatto entrare nel territorio nazionale.

Altri account locali hanno sottolineato come l’Italia sembri aver cambiato registro nella sua impostazione con il governo Serraj. In effetti, nonostante le pressioni dell’Eni, il ministro degli Affari esteri italiano, Luigi Di Maio, ha deciso di fare la propria prima visita in Marocco e non a Tripoli, nonostante le promesse di Serraj. Secondo quanto riferito, il Gna starebbe negoziando con l’Italia nell’ottica di ricevere supporto militare da Roma o, nel caso contrario, avverrebbe il rilascio di gruppi di immigrati. In questo senso Tripoli è già passata una volta dalle parole ai fatti liberando 800 migranti dalla centro di detenzione di Abu Salim. Secondo il Gna la liberazione è avvenuta per ragioni di sicurezza viste le avanzate del Lna a Tripoli, per altri per mostrare all’Italia come le minacce possano diventare rapidamente da verbali a reali. 

Peraltro, mentre l’Italia vorrebbe rivedere l’accordo in sé e ridurre il sostegno alla Guardia costiera libica alla luce della mancanza di etica politica e umanitaria da parte delle forze del Gna, il governo Serraj invece si aspetta da Roma maggiori aiuti in termini militari per battere il Lna. 

Il governo italiano si trova quindi tra la necessità di seguire un comportamento etico nei confronti di Tripoli supportando il Gna politicamente come emanazione delle Nazioni Unite senza scadere nell’esagerazione (come aiutare un trafficante di esseri umani), ed evitare di perdere ulteriore peso in Libia gettando di fatto il Gna definitivamente nelle braccia della Turchia e del suo progetto estremista con i Fratelli Musulmani. 

In questo senso, le dichiarazioni di Serraj possono essere viste nella duplice ottica della minaccia (sia dei migranti che di gettarsi anima e corpo dal lato di Ankara) e del grido di aiuto (se l’Italia non farà da contraltare, i Fratelli Musulmani avranno l’ultima parola su Serraj). 

Ad ogni modo, per ora a Roma, non avendo la necessità impellente di sciogliere il nodo gordiano, sembra si sia deciso di non decidere in modo tranciante, ma lanciando solo messaggi, come la visita di Di Maio in Marocco e non a Tripoli; dall’altra parte l’Ambasciata italiana ha consegnato, ad esempio, aiuti medici agli ospedali di Ghat, Gharyan e Murzuq.

Redazione