LIBIA. La CPI vuole processare Haftar favorendo Londra contro Parigi e Roma

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Visti gli sviluppi militari favorevoli al LNA nel sud del paese, la questione sta continuando ad essere al centro delle discussioni politiche. Secondo alcuni parlamentari, l’inviato delle Nazioni Unite, Ghassan Salamé, ha considerato quanto sta avvenendo nel sud come un progetto nazionale che sta cambiando la situazione in meglio.  Si apprende che lo stesso Salamé ha incontrato e discusso con il Presidente del Consiglio di Stato, Khaled al Mashri, della situazione nel sud del paese.

Sempre riguardo alla zona sud del paese, il Comandante della zona militare di Sebha ha indicato di aver ricevuto l’ordine dal generale Haftar di permettere agli aerei delle società petrolifere di usare l’aeroporto di Tamanhint per far arrivare e ripartire lavoratori e rifornimenti per i giacimenti appena liberati. L’obiettivo di permettere solo a loro di usare un solo aeroporto è volto anche a prevenire l’arrivo di aerei stranieri a supporto dei terroristi e dei mercenari nel sud.

Secondo un account locale, la presa del giacimento di El Feel da parte del LNA (foto apertura) è uno sviluppo maggiore perché significa neutralizzare o controllare le attività principali dell’ENI in Libia e poter quindi porre condizioni a Roma.

Secondo la stampa francese: l’errore principale del presidente del Consiglio presidenziale, Fayez Serraj, è stato di coinvolgere nella gestione della problematica nel sud il generale Kanah. Questo avrebbe provocato la reazione della maggioranza del popolo del sud. Quindi si sarebbe trattato di una mossa di stupidità politica e di mancanza di esperienza.

Un account social contrario al LNA, citando fonti britanniche, afferma che la Corte penale internazionale starebbe istruendo un processo ed emanando un successivo mandato di arresto contro Haftar per crimini di guerra. Ad oggi non vi sarebbero notizie a conferma di ciò, ma si confermerebbe però l’attuale posizione britannica che tende a voler appoggiare il GNA per cercare di ottenere maggiori contratti, e di mantenere il caos nel paese per non permettere a Francia e Italia di godere di un’eventuale stabilità della Libia. L’ambasciatore britannico Baker, infatti, ha dichiarato a Serraj che conferma la volontà britannica di contribuire efficacemente alla fase di ricostruzione della Libia.

Redazione