LIBIA. Il misterioso caso dell’attacco all’UNSMIL

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Una notizia che è stata in primo piano su tutti gli account libici è quella dell’attacco a un convoglio della missione in Libia delle Nazioni Unite (UNSMIL) ad opera di un gruppo armato non ancora identificato a Az Zawiya a 20Km a ovest di Tripoli, avvenuto il 29 giugno. Secondo fonti non verificate il convoglio si componeva di 7 operatori UNSMIL e 12 guardie di sicurezza. 

Sarebbero state rapite 2 donne e 4 uomini, rilasciati poco dopo grazie alla mediazione di notabili locali e consegnati al Western Criminal Investigation Service del movimento Salafita che li ha portati a Tripoli. Altri account parlano dei grandi sforzi del vice Presidente del Consiglio Presidenziale Ahmed Maitig e dei parlamentari Abdullah Al-Lavi e Aisha Chalabi nel far liberare gli ostaggi. Il personale dell’ONU è poi stato trasportato all’aeroporto di Tripoli da Sorman. Sono state messe in rete diverse foto del convoglio dopo l’attacco e delle persone liberate all’aeroporto di Mitiga, un account ha inoltre postato una foto del convoglio che dovrebbe risalire a poco prima dell’imboscata.

Le motivazioni di tale atto sono ancora oscure. C’è chi pensa che siano state alcune milizie di Az Zawiya interessate al rilascio dei due miliziani arrestati in Arabia Saudita ma tale teoria andrebbe in contrasto con la dichiarazione di tre brigate di Az Zawiya che negano il loro coinvolgimento nell’attacco al team dell’UNSMIL ringraziando al contempo il Governo di Conciliazione per i suoi sforzi di far liberare i due miliziani.

Risultano ambigui anche i comunicati ufficiali dell’UNSMIL che parlano di un’imboscata al convoglio con pietre e colpi di arma da fuoco ma non menzionano il rapimento e il successivo rilascio del team e il ferimento di due autisti. Nel suo comunicato invece, il Consiglio Presidenziale esalta il ruolo proprio nel far rilasciare gli ostaggi. Il rapporto tra le due parti è molto intrecciato infatti secondo Ibrahim O. Dabbashi, ex ambasciatore libico presso le Nazioni Unite, l’ONU vorrebbe far passare il messaggio che la zona ovest della Libia è sicura per supportare il ruolo del Consiglio Presidenziale. La realtà è che la zona tra Tripoli e il confine libico-tunisino a Ras Ajdir è ancora tra le più pericolose del paese. Quali che siano le motivazioni, molti account condividono la posizione del Consiglio Militare di Sabrata sull’accaduto: «L’attacco al personale delle Nazioni Unite è un atto irresponsabile che contribuisce alla confusione della già complessa situazione politica».

Redazione

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