LIBIA. Haftar muove contro il GNA

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Lo aveva promesso e alla fine lo ha fatto: Haftar si è mosso contro il Gna di Hafez Serraj. Il Gna libico ha perso la sua legittimità con la scadenza dell’accordo politico raggiunto nel dicembre 2015 a Skhirat, ha dichiarato il 17 dicembre il comandante del Lna, Gen. Khalifa Haftar.

L’accordo politico libico raggiunto nel dicembre 2015 a Skhirat ha delineato la creazione del Gna come governo provvisorio libico. Le Nazioni Unite hanno elogiato l’accordo, hanno riconosciuto il Gna come l’unico governo libico legittimo e hanno esortato gli Stati membri a cogliere il sostegno e i contatti ufficiali con le istituzioni parallele. Tuttavia, le disposizioni dell’accordo non sono state finora pienamente attuate a causa delle contraddizioni esistenti. «Con l’inizio del 17 dicembre 2017, termina il cosiddetto accordo politico, e tutti gli organismi formati secondo esso perdono automaticamente la loro legittimità, che è controversa fin dal primo giorno del loro lavoro», ha detto il comandante del LNA, Gen. Khalifa Haftar in occasione del secondo anniversario dell’accordo di Skhirat.

Haftar ha osservato che l’esercito è stato impegnato nei colloqui con vari attori internazionali sulla soluzione della crisi in Libia e ha sollecitato lo svolgimento di elezioni, ma i suoi sforzi sono stati insufficienti a causa della «debolezza dell’Onu e della caparbietà locale».

Il LNA è stato minacciato da misure internazionali se decidesse di agire al di fuori degli sforzi delle Nazioni Unite, anche se l’esercito obbedisce solo alla volontà del «popolo libico libero», secondo Haftar.

«Respingiamo con forza il metodo delle minacce e delle intimidazioni e promettiamo al popolo libico di impegnarci a proteggere il popolo libico e le sue capacità e istituzioni nei confronti dell’ultimo soldato nelle nostre file, e dichiariamo anche il nostro rifiuto di sottometterci (…) a qualsiasi parte, quale che sia la fonte della sua legittimità, se non sia stata eletta dal popolo libico», ha sottolineato Haftar nel suo discorso.

Tommaso dal Passo