La Libia non è un posto per giornalisti

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LIBIA – Tripoli 20/10/2014. Reporters sans frontières ha denunciato la pericolosità della situazione in Libia per i mass media e per la vita dei giornalisti, tra le principali vittime del disordine politico e della violenza che dilania il paese dal 2011.

Gli scontri continuano nonostante il tentativo di mediazione effettuato da parte della missione delle Nazioni Unite in Libia (Unsmil) nella città di Ghadames.
Reporters sans frontières, nello specifico, condanna l’assassinio di Issa Al-Tayeb, uno dei fondatori della stazione televisiva satellitare Tuareg Tumsat, nel sud ovest della Libia, il 5 ottobre e l’omicidio del presentatore radiofonico Motassem Al-Warfalli tre giorni dopo a Bengasi.
Il corpo crivellato di Al-Tayeb è stato trovato sulla strada tra Ghat e Obari, e la sua auto in fiamme; Issa Al-Tayeb era stato direttore finanziario della stazione televisiva, e non aveva mai ricevuto minacce.
Ad Obari si sono registrati scontri tra i membri del clan Tebu e le comunità tuareg fina da metà settembre. Il conflitto è iniziato quando i tuareg, provenienti da un’altra regione, hanno dato i l loro appoggio all’operazione Libya Dawn, cenando di occupare la stazione principale di pompaggio del gas di Obari, fino ad allora protetta da una forza locale dei Tebu.
Warfalli, speaker di Radio Sawt Libya Al-Watan, è stato assassinato da uomini armati che gli hanno sparato da una macchina. Era conosciuto come un sostenitore di Ansar Al-Sharia. Anche se i motivi di questi omicidi sono ancora sconosciuti, Reporters sans frontières non esclude la possibilità che siano legati al loro lavoro giornalistico e ha sollecitato le autorità libiche ad indagare in tempi certi e brevi. La risoluzione del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite del 22 settembre sulla “sicurezza dei giornalisti” chiede alla Libia, come ad altri paesi, di condurre «indagini imparziali, veloci, approfondite, indipendenti ed efficaci sulla violenza contro giornalisti e operatori dei media».
Reporters sans frontières ribadisce la sua profonda preoccupazione per la sorte dei giornalisti libici, per cui è sempre più difficile esercitare la loro professione senza timore di essere uccisi. Gli attacchi si sono intensificati anche contro i le strutture massmediatiche in genere: un gruppo armato ha attaccato Al-Midan Fm, una stazione radio privata a Zawiya, città a 40 km a ovest di Tripoli, nella notte del 9 ottobre, rimuovendo trasmettitore, attrezzature e diversi materiali: la stazione aveva trasmesso programmi politici e sociali, nonostante continue minacce.
In una dichiarazione pubblicata sulla sua pagina facebook, la stazione ha accusato chi ha ordinato il «vile attentato terroristico» e nessun gruppo ne ha finora rivendicato la responsabilità.
Mo’az Al-Thaleeb, presentatore del canale satellitare televisivo privato Al-Assima, è stato rapito nel quartiere centrale di Salah El-Din a Tripoli, la sera del 10 ottobre ed è stato rilasciato dopo due giorni. La famiglia ha detto che era stato tenuta alla base militare di Al-Yarmouk, controllata dalle milizie, di stanza a Tripoli, dell’operazione Libya Dawn. Al-Thaleeb aveva ricevuto minacce per il suo lavoro giornalistico. Negli ultimi mesi, diverse stazioni radio hanno smesso di trasmettere determinati programmi, come quelli politici, o hanno smesso di trasmettere del tutto. Molti giornali, come Al-Mayadeen a Tripoli e Al-Ahwal a Bengasi, hanno interrotto le pubblicazioni per timore di essere attaccati da gruppi armati.
Simili decisioni di “autocensura” o di chiusura non fanno altro che rafforzare il sentimento di paura all’interno del mondo massmediatico libico: la frequenza crescente con cui i giornalisti lasciano il paese dopo minacce, attentati o omicidi mette in evidenza il livello di pericolosità per quanti continuano a lavorare, afferma Reporters sans frontières.