Sirte. Parla Abu Obeida

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LIBIA – Sirte 10/12/2015. Come è Sirte sotto Daash? Ce lo fa sapere il quotidiano libico al Wasat, con una intervista a Abu Obeida l’Egiziano, pubblicata il 10 dicembre, arrivato sette mesi or sono in città come leader di Daash che controlla Sirte da giugno.

L’intervista avviene pochi giorni dopo l’arresto di Abu Obeida nella foto. Ilvolto è stato reso irriconoscibile dalla testsata libica). Lo sceicco di Daash ha detto che gli stranieri rappresentano il 70% dei quadri dello Stato Islamico nella città di Sirte; il numero di egiziani nelle file dell’organizzazione a Sirte sarebbero tra i 400 di cui 300 tunisini e lo stesso numero di sudanesi. Per Obeida, l’organizzazione ha beneficiato dei disordini politici nel paese utilizzando l’instabilità della situazione nel corso degli ultimi anni per espandere la sua influenza e la sua presenza; non accettano, secondo «Abu Obeida egiziano» la democrazia e il processo elettorale, e non riconoscono lo stato e il governo attuale, e richiedono la costituzione dello Stato Islamico. Obeida sottolinea che Ansar al-Sharia è diversa da Daash in molti aspetti ma ha sottolineato che le due organizzazioni concordano nella instaurazione della Sharia, eliminando il diritto positivo.
Obeida aggiunge che gli appartenenti a Daash a Sirte ricevono uno stipendio mensile di 200 dinari a persona e 400 per chi ha laurea, chi è sposato, sono tutti spesati grazie al “bottino” cioè grazie alla requisizione di armi, auto e denaro lasciati da Alba della Libia in città. La prima capitale di Daash in Libia è stata Nofaliya dopo che aver preso otto città e paesi situati tra Nofaliya e Sirte, in cui sono concentrate 12 tribù, sottolineando che gli elementi dell’organizzazione vengono formati nei campi conosciuti come Madre Jervan, sottolineando che Daash sfrutta l’immigrazione clandestina per attrarre immigrati e includerli nei suoi ranghi.
Per Obeida poi, il controllo della città di Sirte è stato possibile grazie alla strategia e all’approccio meidairco e duro nell’applicazione della Sharia, stabilito fin dall’epoca del primo fondatore, Abu Musab al-Zarqawi, con l’inizio della occupazione statunitense dell’Iraq.
Obeida non ha escluso che lo Stato Islamico stia organizzando il controllo di porti e giacimenti petroliferi, dopo avere il controllo delle zone in Iraq e Siria. Abu Obeida afferma poi che l’organizzazione conta sui grandi guadagni economici per garantirsi una “economia di guerra» alternativa complementare alle sue operazioni militari di conquista.