LIBIA. Cosa c’è dietro l’accordo firmato tra la Turchia e il GNA?

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L’accordo militare firmato tra la Turchia e il governo libico di accordo nazionale (Gna) ha sollevato ampie obiezioni a livello arabo interno e regionale, dove qualsiasi aspetto relativo alle armi dell’accordo viola le risoluzioni del Consiglio di sicurezza internazionale che impongono un embargo sulle armi alla Libia. Ma cosa c’è dietro quest’accordo?

Il ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu ha dichiarato giovedì che il suo Paese ha firmato un protocollo d’intesa sul confine marittimo con il governo libico di accordo nazionale, guidato da Fayez Sarraj, «per proteggere i diritti della Turchia nel Mediterraneo».

Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, aveva ricevuto Sarraj il giorno precedente, mercoledì. Secondo una dichiarazione rilasciata dalla presidenza turca, i governi dei due paesi hanno firmato due memorandum d’intesa: il primo sulla sicurezza e la cooperazione militare tra i due paesi e il secondo sulla sovranità sulle aree marittime, per proteggere i diritti dei due paesi.

La Turchia non ha fornito dettagli sull’accordo che ha annunciato, nonché un protocollo d’intesa per espandere la sicurezza e la cooperazione militare. Ankara non ha detto dove si incontra il confine della Turchia con la Libia, ma l’esplorazione marittima della Turchia ha fatto “arrabbiare” i ciprioti greci, la Grecia e l’Unione europea.

Da parte sua, il governo Sarraj ha confermato la firma dei memorandum d’intesa, ma non ne ha annunciato i dettagli. E il governo della Libia orientale, quello di Tobruk, ha dichiarato che l’accordo sulle frontiere marittime è e resta «illegale».

Talal al-Mihoub, presidente del Comitato per la sicurezza e la difesa nazionale del parlamento libico, ha affermato che il nuovo accordo di sicurezza firmato dal GNA con la Turchia è un serio sviluppo per gli interventi turchi in Libia, sottolineando che questo accordo è solo una copertura per armare ulteriormente le milizie specialmente dopo le successive sconfitte di fronte all’Esercito Nazionale Libico (LNA- LAAF) nella battaglia di Tripoli, ed è anche una porta per rafforzare l’autorità dei Fratelli musulmani e consolidare così la presenza della Turchia in Libia.

In una dichiarazione rilasciata a Alarabiya, Al-Mihoub si aspettava che la Turchia invierà nei prossimi giorni ulteriori spedizioni di armi e combattenti alle milizie armate fedeli al governo di Sarraj, via terra e aria.

Inoltre, Al-Mihoub ha aggiunto che l’esercito libico difenderà la sovranità libica e metterà fine al potere dei gruppi militanti appoggiati da Ankara e affronterà il tradimento dei fratelli musulmani in Libia verso il paese, perché hanno aperto la porta a uno stato straniero ostile per interferire negli affari di uno stato sovrano.

Il generale Samir Ragheb, esperto militare egiziano specializzato in affari di sicurezza nazionale, ha affermato che l’intervento militare turco in Libia non è nuovo, ma questa volta ha superato tutti i limiti.

Ragheb ha affermato a Russia Today che la firma dell’accordo militare di Erdogan a sostegno del governo di Sarraj è un tentativo di legittimare il suo intervento negli affari interni di uno stato arabo sovrano, che danneggia gravemente la sicurezza nazionale araba.

Ragheb ha anche sottolineato che esiste una risoluzione internazionale che vieta l’esportazione di armi di ogni genere verso le parti in conflitto in Libia, ma Erdogan non ha rispettato la decisione in base al diritto internazionale e l’Egitto e i paesi arabi, in particolare il campo moderato di Egitto, Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti, dovrebbero muoversi in due direzioni: «La prima tendenza è quella di revocare l’embargo sulle armi all’esercito libico e di fornire alle forze armate libiche armi che consentano loro di affrontare Erdogan. Il secondo è di spostarsi con l’Europa e altri paesi per fermare i piani di Erdogan nel Mediterraneo e le sue ambizioni illegali», ha continuato Ragheb.

Anche L’Egitto ha condannato la firma degli accordi. Il ministero degli Esteri egiziano ha confermato in una nota stampa che tali memorandum non hanno alcun effetto legale, in quanto non possono essere riconosciuti alla luce del fatto che l’articolo VIII dell’accordo politico di Skhirat sulla Libia, accettato dai libici, definisce i poteri conferiti al Consiglio dei ministri, e afferma esplicitamente che il solo primo Ministro non ha il potere di concludere accordi internazionali.

Anche, l’Egitto ha esortato la comunità internazionale ad assumersi le proprie responsabilità per affrontare questo approccio negativo, che arriva in un momento molto preciso in cui gli sforzi internazionali continuano nel coordinamento e nella cooperazione con i libici nel quadro del processo di Berlino per raggiungere un accordo globale e applicabile basato sull’affrontare tutti gli aspetti della crisi libica.

In più, Il ministro degli Esteri egiziano Sameh Shoukry, il greco Nikos Dendias e il cipriota Nikos Christodoulides hanno concordato che non vi sarebbe stato alcun effetto legale per quanto riguarda la firma dei memorandum d’intesa tra Turchia e Sarraj. Il portavoce del ministero degli Esteri egiziano Ahmed Hafez ha dichiarato giovedì che il ministro Shoukry aveva telefonato ai suoi omologhi greco e cipriota e ha convenuto che tale misura non sarebbe stata presa in considerazione in quanto superava i poteri del primo ministro libico ai sensi dell’accordo di Skhirat.

In un contesto correlato, il ministro degli Esteri greco Nikos Dendias ha chiesto all’ambasciatore libico, il venerdì, di presentare una copia dell’accordo firmato dal suo paese con la Turchia entro il 5 dicembre, o rischia l’espulsione dal paese. Il ministero degli Esteri greco ha anche convocato l’ambasciatore turco ad Atene e gli ha chiesto di chiarire cosa fosse stato concordato tra la Turchia e il governo di Sarraj.

Da ricordare che la Turchia è impegnata a sostenere il governo di Sarraj in Libia, le organizzazioni terroristiche e le milizie armate con denaro e armi, nonostante una risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che vieti le consegne di armi in Libia dal 2011. E dall’inizio dell’operazione “Flood of Dignity” lanciato dall’esercito nazionale libico lo scorso aprile per liberare Tripoli da organizzazioni terroristiche e milizie armate, le forze armate libiche hanno abbattuto più di 30 aerei turchi che appartengono alle milizie.

Marwa Mohammed
Corrispondente dal Cairo