LIBIA. Contractor russi con Haftar

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Un gruppo di sicurezza privato russo ha operato fino al mese scorso in Libia sotto il controllo del generale Khalifa Belqasim Haftar.

Secondo quanto riporta Reuters, è il segnale più chiaro fino ad oggi del sostegno di Mosca ad Haftar, dopo l’intervento in Siria a favore del presidente Bashar al-Assad.

Haftar si oppone al governo di Fayez Serraj sostenuto dalle Nazioni Unite; alcuni politici russi vedono il generale libico come l’unico che possa porre fine ai sei anni di anarchia del periodo post Gheddafi.

Per la società russa si trattava solo di un accordo commerciale, ma resta assai poco probabile un simile impegno senza l’assenso di Mosca.
Oleg Krinitsyn, proprietario della società russa privata Rsb-Group, ha detto che ha inviato uomini nella Libia orientale lo scorso anno e che la missione è finita a febbraio 2017.
In un’intervista rilasciata all’agenzia inglese, Krinitsyn ha detto che il loro compito era quello di rimuovere le mine da un impianto industriale nei pressi di Bengasi, che le forze di Haftar avevano liberato dagli jihadisti.

Alla domanda se la missione ha avuto la benedizione ufficiale da Mosca, Krinitsyn detto che la sua azienda non si relaziona con il ministero della Difesa russo, ma ha ammesso che si è “consultato” con il ministero degli Esteri russo.

Gli uomini di Rsb non hanno preso parte ai combattimenti, ma erano armati per difesa con armamenti ottenuti in Libia.
I militari e il governo ufficiale in Libia orientale hanno detto che non erano a conoscenza della loro presenza, Haftar non ha risposto alle domanda presentategli.

La Russia vanta un record nell’utilizzo di contractor privati come estensione del proprio esercito: in Siria, sono stati utilizzati in ruoli di combattimento in collaborazione con le forze regolari russe e dei loro alleati siriani, secondo Reuters.

Krinitsyn, titolare del Rsb-Group era un ufficiale delle guardie di frontiera russe, di stanza in Tagikistan, al confine con l’Afghanistan, e ha ammesso che alcuni degli uomini in Libia avevano già lavorato in Siria, ma non in ruoli di combattimento.

Ha detto che in genere, un’operazione di sminamento di questo tipo richiederebbe circa 50 esperti e circa lo stesso numero per la loro sicurezza.

Antonio Albanese