LIBIA. Consiglio di Stato: impossibile votare nei tempi di Parigi

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E mentre tutti parlano di elezioni politiche libiche entro il 2018, così come stabilito negli accordi di Parigi, c’è chi comincia a fare i conti con la realtà, comprendendo che di fatto la questione è praticamente impossibile. Le elezioni, dicono tutti, serviranno a dare maggiore stabilità al Paese. Il dato essenziale però è che vi siano le condizioni socio-economiche-politiche per indire elezioni libere. I governi sarebbero tre, ma uno quello di Misurata, non è considerato nemmeno entro i confini libici. Gli altri due: Tobruk e Tripoli hanno interessi divergenti e rispondono, anche in materia di politica estera a relazioni molto diverse con diversi Paesi. E questo complica ogni iniziativa per indire elezioni libere.

Il portavoce del Consiglio Presidenziale, Mohammed al Salak, durante l’usuale conferenza stampa settimanale ha condiviso una lettera del Presidente del Consiglio Presidenziale, Fayez Al Sarraj, nella quale ribadisce la sua posizione sulle prossime elezioni libiche: «Le elezioni si terranno secondo i programmi, come previsto nell’accordo di Parigi». Nonostante però si continui a ribadire la necessità di tenere le elezioni entro la fine del 2018, l’Alta Commissione Elettorale Nazionale libica ha affermato: «Non c’è tempo per organizzare il referendum sulla costituzione e in seguito le elezioni entro quest’anno se il Parlamento di Tobruk terrà la discussione sulla legge per il referendum il 30 luglio».

A conferma dell’improbabile tempistica che permetterebbe di restare fedeli agli accordi di Parigi, il Consiglio di Stato, ad oggi, sta ancora discutendo sui meccanismi con i quali scegliere i membri di un comitato congiunto insieme al parlamento per discutere della legge elettorale. 

Nel frattempo il Comandante del’LNA, generale Khalifa Haftar, (vicino a Tobruk) ha ricevuto il Ministro degli Affari Esteri tunisino, Khemaies Jhinaoui, con la sua delegazione nel quartier generale del Comando Generale a Rajma. Nel corso del meeting, il comandante ha espresso anch’esso la volontà di giungere ad una soluzione politica e attuare gli accordi raggiunti durante gli incontri di Parigi. In seguito il ministro Jhinaoui si è spostato a Tripoli, dove ha incontrato il suo omonimo del Governo di Accordo Nazionale, Mohammed Siala. 

Argomento principale dell’incontro è stata la crisi di sicurezza presso il valico di frontiera di Raj Ajdir e la necessità, da parte di entrambi i paesi, di garantire la sicurezza dei cittadini libici che viaggiano tra i confini. È interessante notare come, durante la sua visita ufficiale in Libia, il ministro degli Affari Esteri tunisino abbia scelto di incontrare prima il Comandante Haftar e poi il Governo del GNA, l’unico riconosciuto a livello internazionale. 

Il sottosegretario del ministero degli Interni per l’immigrazione illegale del governo di riconciliazione, Mohammed Al-Shiani, lunedì ha ricevuto a Tripoli un rappresentante dell’UNHCR, Roberto Mignone. Durante l’incontro si è discussa la situazione dei migranti nei centri per l’immigrazione dell’agenzia per l’immigrazione illegale. La visita dell’UNHCR è stata programmata anche a seguito delle ultime notizie da Zuwara dove sono stati soccorsi circa novanta migranti chiusi in un container nel quale sono morti soffocati dei bambini e una donna. 

Un account su Twitter commenta così la situazione attuale della Libia: «Come può esserci una soluzione per risolvere le profonde crisi della Libia o per arginare il traffico di esseri umani quando non si riesce a trovare una soluzione a problemi semplici come l’elettricità e i contanti?»

Durante una conferenza stampa l’Alto Commissario dell’Unione Europea per la Sicurezza e gli Affari Esteri, Federica Mogherini, ha sottolineato l’importanza per i libici di rispettare tabella di marcia concordata per le elezioni. In seguito, riguardo l’argomento migrazioni, l’Alto Commissario ha parlato del buon lavoro che sta facendo l’operazione Sofia nell’addestramento e riabilitazione della Guardia Costiera Libica. 

L’inviato delle Nazioni Unite in Libia, Ghassan Salamé, durante un suo discorso ha avvertito le autorità libiche dichiarando: «Il popolo libico sta esaurendo la pazienza e le elezioni dovranno essere tenute nella data specificata nell’incontro di Parigi».

L’ambasciatore italiano Giuseppe Perrone, durante un’intervista ha affermato che l’Italia vuole a tutti i costi la stabilità in Libia, perché la sua instabilità influisce direttamente su quella italiana. Inoltre, ha affermato che l’Italia e la Francia, al di là delle differenze di prospettiva, concordano sulla necessità delle elezioni e della fine delle divisioni delle istituzioni militari e finanziarie in Libia.

La Francia sembra volersi coordinare con la Tunisia per portare le forze libiche a rispettare le basi fissate dall’accordo di Parigi. Il Ministro degli Esteri Francese sarà in Tunisia e poi in Libia la prossima settimana, dopo la visita di ieri del Ministro degli Esteri tunisino.

Redazione