LIBIA. Alleanza obbligata Italia – Francia 

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L’ex inviato americano per Libia a Agcnews.eu: Italia e Francia devono sostenere la leadership dell’ONU per risolvere il conflitto libico.

Jonathan Winer: «Gli Stati Uniti vogliono che i libici raggiungano accordi politici… e l’unica via d’uscita consiste in un cessate il fuoco e il ritorno ai colloqui politici senza precondizioni».

«L’Italia e la Francia devono e sosterranno la leadership dell’ONU nel lavorare per risolvere il conflitto libico. Non c’è altra via percorribile», dice l’ex inviato americano per la Libia, Jonathan Winer, aggiungendo che «Gli Stati Uniti vogliono che i libici raggiungano accordi politici, non attaccare e uccidersi a vicenda» e che «La crisi continuerà fino a quando entrambe le parti libici credono di poter migliorare la propria posizione continuando a combattere».

Per comprendere il punto di vista americano nei confronti degli sviluppi in Libia, ed anche la situazione italiana e francese, abbiamo intervistato l’ex inviato americano speciale per la Libia Jonathan Winer.

Ambasciatore Winer, come vede l’operazione militare dell’esercito libico verso Tripoli? E cosa si aspetti per la Libia nei prossimi giorni?
Il campo di battaglia è stato bloccato per un mese senza cambiamenti significativi. Mi aspetto che questo stato continui, anche se ci sono attacchi aerei a Tripoli. Se non ci sarà un cessate il fuoco, il popolo di Tripoli continuerà a soffrire.

Come vede il processo politico in Libia in questi giorni e la possibilità di tenere elezioni?
La conferenza nazionale sponsorizzata dall’ONU doveva svolgersi a soli dieci giorni da quando il generale Khalifa Haftar, (leader dell’Esercito Nazionale Libico-LNA), ha innescato l’attuale conflitto. Se ci fosse un cessate il fuoco, la conferenza potrebbe ancora aver luogo. Perché si verifichi un cessate il fuoco, il Consiglio di sicurezza dell’ONU deve richiederlo. Ciò significa che gli Stati Uniti, la Francia e la Russia accettino di premere per un cessate il fuoco incondizionato, significa anche in pratica che gli “sponsor” smettano di fornire nuove armi ai loro clienti libici. È difficile credere che tutto ciò possa accadere immediatamente, ma potrebbe succedere che oggi più persone riconoscano che la situazione attuale mette in pericolo non solo la Libia, ma pone una serie di minacce all’intera regione mediterranea, il Maghreb, l’Europa meridionale, il Levante e il Sahel. 

In che cosa consiste il ruolo americano in Libia e la strategia del presidente americano Donald Trump verso la Libia?

Gli Stati Uniti vogliono che i libici raggiungano accordi politici, non si attacchino e si uccidano a vicenda. Se il conflitto continua, la guerra creerà inevitabilmente aperture per i terroristi che così potranno approfittare dell’afflusso di armi. Le uniche soluzioni possibili sono quelle politiche.

Come legge ora la posizione italiana e quella francese nei confronti della situazione in Libia, ed anche come vedete il ruolo delle Nazioni Unite?
L’ONU rimane centrale. La Francia e l’Italia devono e sosterranno la leadership dell’ONU nel lavorare per risolvere il conflitto. Non c’è altra via percorribile, un conflitto lungo e distruttivo minaccia di distruggere il futuro della Libia.
La Francia dovrebbe usare le sue relazioni per provocare un cessate il fuoco e la convocazione di colloqui significativi guidati dalle Nazioni Unite, non guidati da nessuno dei paesi stranieri che hanno fornito supporto militare a una forza o un altra. L’Italia dovrebbe fare lo stesso con il Governo di accordo nazionale libico (GNA).

Dal Suo punto di vista, come possiamo risolvere la crisi libica?
La crisi continuerà fino a quando entrambe le parti credono di poter migliorare la propria posizione continuando a combattere. Questo è probabilmente delirante ed è certamente pericoloso. Il rischio è che ogni volta che un libico viene ucciso, questo libico diventi un martire la cui morte deve essere vendicata da un altro omicidio. Se questo ciclo di violenza continua, la Libia potrebbe finire per assomigliare sempre più alla Siria. Sarebbe un tragico risultato.
A breve termine, l’unica via d’uscita ragionevole è un cessate il fuoco e il ritorno ai colloqui politici senza precondizioni da parte di nessuno. E in pratica, gli “sponsor” stranieri devono far pressione sui loro “clienti” libici per trattare.

 Marwa Mohammed
Corrispondente dal Cairo