LIBIA. Ai buoni propositi vuole credere solo la diplomazia internazionale

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Nonostante lo scontro istituzionale sembra sia finito a Tripoli e i buoni propositi conclamati dell’incontro in Marocco, a cui crede solo la comunità internazionale, la situazione sembra tutt’altro che evolversi nella direzione della pace e del cessate il fuoco duraturo.

La prima indicazione di questo è arrivata dal portavoce del Comando generale delle Laaf, generale Ahmed Al Mismari, secondo il quale la guerra non è finita e non sono le LAAF a violare il cessate il fuoco. Anzi, il generale Al Mismari dipinge una situazione tutto fuor che rosea affermando che il GNA continua a violare il cessate il fuoco, mentre è in atto uno scontro interno tra il presidente del Consiglio Presidenziale, Fayez Serraj, e il presidente del Consiglio di Stato, Khaled al Mashri. Lo scontro tra le due figure e le rispettive istituzioni avverrebbe secondo al Mismari per guadagnare posizioni di potere confermando che non vi sono posizioni unificate sulle problematiche del paese nell’ovest. Quindi le Laaf hanno confermato la posizione che difendono da tempo, ovvero che non vi può essere alcuna soluzione alla crisi libica senza lo smantellamento delle milizie e la rimozione dei mercenari e della Turchia dalla Libia.

Concluso l’incontro a Bouznika, in Marocco, a metà strada tra Rabat e Casablanca, tra le due delegazioni di Parlamento e Consiglio di Stato, è arrivata una delegazione affiliata al Gna in Egitto. Si è parlato nella social media sfera addirittura di due delegazioni in arrivo nella capitale egiziana per poi confermare solo la visita di una delegazione del Gna per discutere con funzionari egiziani. Si sarebbe trattato di una delegazione di alcuni parlamentari ribelli di Tripoli, che evidentemente cercano di riprendere un minimo di visibilità dopo che sono stati sedotti e abbandonati dal Gna e messi in tribuna da Consiglio di Stato e Parlamento.

Si è svolto anche il famoso incontro sostenuto dalla Missione delle Nazioni Unite a Ginevra. Secondo quanto riportato però, l’incontro doveva essere rappresentativo dell’humus politico della Libia al di fuori delle istituzioni esistenti, ma ha visto la presenza per lo più di membri del Consiglio di Stato e dei Fratelli Musulmani. L’incontro di Ginevra si è svolto con supporto qatarino per parlare di dialogo, ma di fatto mancava la maggior parte del panorama rappresentativo, politico e della società civile libica.

Tornando all’incontro di Bouznika, che viene dipinto ogni giorno come la pietra miliare del rinnovato dialogo tra le parti libiche, o almeno tra Parlamento e Consiglio di Stato, bisogna sottolineare che sono più le voci discordanti e le dichiarazioni contraddittorie ad esprimersi sull’incontro. La sensazione è che in Marocco non è stato deciso nulla, anzi, e che il solo fatto di vedersi non si traduca per forza in una ripresa del dialogo.

Il Gna ha poi proposto elezioni generali nel dicembre 2021 sotto supervisione araba, africana e internazionale; si tratta di una data diversa da quella promessa giorni fa di elezioni a marzo, seppur sia più realizzabile in termini di organizzazione del voto. Soprattutto la decisione di votare tra quasi un anno e mezzo rischia da una parte di aumentare la rabbia dei libici, che ormai sentono la classe politica completamente scollegata dalla realtà. Uno scollegamento che è stato confermato ad esempio dalla partecipazione decisamente bassa, il 28% degli aventi diritto alle elezioni per il rinnovo del consiglio municipale di Misurata.

Dall’altra parte però fa contenta la Turchia che così può continuare il suo processo di turchizzazione del paese mettendo nel mirino il 2022 e la fine del periodo del trattato di Losanna. A proposito di elezioni, Emad al Sayeh, capo della Commissione elettorale, ha detto che i media del Gna stanno minando la commissione per paura di arrivare alle elezioni nazionali. Quindi di fondo la chiamata ad elezioni da parte di Serraj sembra più un’uscita propagandistica che altro.

Redazione