LIBIA. A Tripoli vogliono Haftar

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La situazione a Tripoli è diventata insostenibile. In una capitale ormai sempre più divisa, la sera del 17 marzo si è consumata una pagina triste e incomprensibile della storia libica. A fine pomeriggio è iniziata a Piazza Algeria una manifestazione di migliaia di abitanti di Tripoli contro gli accordi tra, e la presenza di, milizie affiliate al Consiglio presidenziale del Governo di accordo nazionale – GNA (sostenuto dalla comunità internazionale e le Nazioni Unite) e le milizie di Misurata. Tutte queste milizie sono colpevoli di scontri, rapimenti, furti e altri crimini, agendo ormai impunite.

La manifestazione si è poi spostata a piedi in direzione della famosa piazza dei Martiri. Nel corso della manifestazione sono stati scanditi slogan che chiedevano, appunto, la partenza delle milizie da Tripoli e la messa in sicurezza della capitale da parte del LNA (l’esercito affiliato al Parlamento di Tobruk). Infastiditi da questi slogan, i miliziani collegati al GNA (molto probabilmente della milizia di Al Buni) hanno aperto il fuoco sulla folla e poi in aria per disperdere i manifestanti.

Poco dopo, lo stesso gruppo armato ha attaccato la sede della televisione 218TV e arrestato i suoi impiegati che riprendevano quello che succedeva in piazza dei Martiri.

Le milizie affiliate al GNA hanno poi emesso un comunicato in cui confermavano l’affiliazione al GNA e paradossalmente la lotta al terrorismo, all’estremismo rigettando la richiesta di intervento al LNA.

La situazione a Tripoli di fatto è ormai incandescente. Emerge il fatto che il GNA è diventato l’organo rappresentativo di alcune milizie che controllano la città per lui, perdendo ogni autorità. Si tratta di un’ulteriore dimostrazione del fallimento dell’accordo di Skhirat di fine 2015 e del piano delle Nazioni Unite.

Il silenzio proprio della comunità internazionale a riguardo è assordante: nessuna dichiarazione sul fatto che milizie affiliate al governo che sostiene abbiano aperto il fuoco su una manifestazione pacifica.

Assordante anche il silenzio dei governi che sostengono il GNA, Italia in primis, unico paese che ha ancora l’ambasciata aperta a Tripoli. Questo va a vantaggio di Haftar e del LNA che ormai sta guadagnando sostegno anche nella popolazione dell’ovest del paese.

Una popolazione che ieri gli ha chiesto a gran voce di cacciare queste milizie criminali, spesso con contatti con l’estremismo islamico e il terrorismo (soprattutto quelle di Misurata), per ottenere nuovamente sicurezza e la possibilità dopo tre anni di riprendere a sognare una Libia sicura, unita e prospera. Tutto quello che le milizie hanno negato fino ad ora nell’ovest del paese.

Eric Molle