Libertà di stampa nel mirino della cybercrime bureau libanese

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LIBANO – Beirut. 24/11/14. Giornalisti vessati in Libano. A dirlo è la testata al-akhbar.com secondo cui: «Le “gesta eroiche” del Bureau per criminalità informatica e dei diritti di proprietà intellettuale è diventato noioso.

La sua ultima exploit è stato l’arresto di un giovane uomo, Karim Hawwa, 21, che per quattro giorni ha condiviso un articolo su Facebook che accusava il ministro dell’Interno Nouhad al-Machnouk di outsourcing per una società con legami con Israele». In altre parole il Bureau farebbe le veci di un censore autorizzato, secondo la testata on-line i cui poteri si stanno sempre più allargando. Il reato di cui è accusato il giovane è: « “Reato di condivisione”. Un caro amico di Hawwa, Claude Jabr, ha detto ad Al-Akhbar, il 15 novembre, che “l’Ufficio di presidenza lo ha chiamato e gli disse che il suo telefono era stato rubato e che doveva andare a recuperarlo lì [alla sede dell’Ufficio].” L’Ufficio di presidenza ha ingannato il giovane e non lo convocato in maniera legale». Sempre secondo la testata questo tipo di “convocazione” non è inusuale. L’Ufficio di presidenza, che opera sotto l’ombrello della polizia giudiziaria, si è designato come un censore del lavoro di giornalisti e attivisti elettronici, sia che si tratta di articoli, post, tweet o “azioni”. Uno ad uno, le persone sono state chiamate per un interrogatorio sulla base di accuse da parte di politici e indovini.

Nel settembre del 2013 il giornalista Rabih Farran è stato chiamato in [per un interrogatorio] sulla base di una denuncia presentata da [famoso chiromante] Laila Abdul-Latif su un articolo sul sito di notizie al-Mukhtar, ed è stato costretto a firmare un impegno a non criticare il cartomante mai più. Un altro esempio è l’indagine del giornalista Mohanad al-Hage Ali con l’accusa di “calunnia e istigazione”, presentata da un individuo anonimo, oltre un articolo intitolato “Messaggio da un ex delle Forze Libanesi [utente] di Samir Geagea.” Allora, tutti credevano l’Ufficio di presidenza smettesse di colpire i giornalisti e gli attivisti libanesi, in seguito al ritiro delle accuse che aveva dovuto fare l’Ufficio di presidenza. Invece l’elenco delle persone chiamate dall’Ufficio continua a crescere. secondo l’Avvocato Nizar Saghieh che ha rilasciato dichiarazioni alla testata Al-Akhbar l’Ufficio di presidenzasi muove in maniera “illegale”, dal momento che né la legge per quanto riguarda l’organizzazione delle forze di sicurezza interna (ISF), né il decreto che disciplina la messa a punto della sua organizzazione interna stipulare sua istituzione. Inoltre, l’Ufficio è stato istituito con un protocollo di servizio e non di un decreto legislativo. Questi accadimenti, scrive la testata, mostrano l’urgenza, in Libano, di una legge sui media. 

«L’Ufficio di presidenza sta diventando “una minaccia per la libertà in Libano a causa dell’espansione dei suoi poteri”, secondo Saghieh. Essi hanno accesso a tutte le nostre informazioni elettroniche. Non ci sono garanzie giuridiche in materia di riservatezza delle informazioni o limitano i poteri [dell’Ufficio di presidenza]. Saghieh sottolineato la necessità di continuare a spingere per una nuova legge sui media». L’opinione di Saghieh d’accordo con quella di deputato Ghassan Moukheiber. In una conversazione telefonica con Al-Akhbar, Moukheiber ha indicato la necessità di «adottare una legge sui media per espandere norme di protezione e di fornire garanzie per tutti i lavoratori di stampa, in particolare i media elettronici»