LIBANO. “Sul patibolo” grida la folla contro i politici dopo l’esplosione

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La Fondazione per il soccorso umanitario della Turchia, Ihh, ha fornito l’8 agosto aiuti umanitari a migliaia di persone che sono state colpite dall’esplosione al porto di Beirut. In una dichiarazione, ripresa da Yeni Safak, l’Ihh ha detto che: «I sili di grano distrutti dall’esplosione erano un’arteria vitale per la fornitura di cibo nel Paese», prevedendo una crisi umanitaria in Libano nel caso in cui non si riuscisse a fornire al Paese quantità sufficienti di farina in un breve periodo di tempo. Il paese mediterraneo sta vivendo una situazione di profonda crisi economica e politica.

Secondo il comunicato, l’Ihh ha lanciato una campagna per raccogliere le donazioni per coloro che sono stati colpiti dall’esplosione, dicendo di aver distribuito scorte di cibo a 3.700 persone nella capitale: «L’aiuto dell’Ihh continuerà a favore del popolo libanese fino alla fine della crisi».

Il governo libanese ha detto che l’esplosione, che ha causato massicci danni alle proprietà in diversi quartieri di Beirut, è stata causata dalla detonazione di 2.750 tonnellate di nitrato di ammonio che erano state immagazzinate in modo non sicuro nel porto per sei anni.

Il governo ha annunciato la formazione di una commissione d’inchiesta per indagare sull’incidente, avvenuta mentre il Libano sta attraversando la sua peggiore crisi economica.

Il presidente del Libano ha comunque respinto qualsiasi indagine internazionale sull’esplosione, dicendo che un missile o la negligenza avrebbero potuto essere responsabili.

La classe politica è tornata sotto il fuoco delle proteste dopo l’esplosione; la rivelazione che un enorme carico di nitrato di ammonio era rimasto per anni in un magazzino nel cuore della capitale è stata per molti libanesi la prova della paralisi del loro sistema politico. Anche il presidente libanese Michel Aoun ha ammesso il 7 agosto, riporta News18, che il sistema “paralizzato” doveva essere “riconsiderato”.

Aoun ha detto: «Ci sono due possibili scenari per quello che è successo: o si è trattato di negligenza o di interferenze straniere attraverso un missile o una bomba».

Vicino al luogo dell’esplosione, nei pressi dei resti dei giganteschi silos di grano del porto, le squadre di soccorso di Francia, Russia, Germania, Italia e altri paesi stanno coordinando le ricerche.

L’indagine libanese ha portato finora a 21 arresti, tra cui il direttore generale del porto Hassan Koraytem, altri funzionari doganali e ingegneri portuali riporta Afp.

Altre decine di persone sono state interrogate dal tribunale militare libanese, che si sta concentrando sui funzionari amministrativi e di sicurezza del porto e sulle autorità governative che potrebbero aver ignorato gli avvertimenti sui materiali esplosivi.

La manifestazione dell’8 agosto, nel frattempo, contro il governo ha avuto come slogan: “Sul patibolo”.

Tommaso dal Passo