Libano: ucciso l’ex ministro Shatah

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LIBANO – Beirut. 28/12/13. Una forte esplosione ha ancora una volta sconvolto la calma della splendida capitale libanese, questa volta vicino al Phoenicia Hotel – piazza Starco – pieno centro turistico e finanziario e sede di vari uffici governativi, alle 9.40 locali (8.40 in Italia).

8 le persone rimaste uccise, tra le quali anche l’ex ministro delle Finanze Mohammed Shatah che si stava dirigendo ad un incontro istituzionale, un centinaio i feriti. Shatah, musulmano sunnita era stato consigliere dell’ex primo ministro Saad Hariri, ultimamente era incaricato di seguire le relazioni politiche e con i media sempre per conto dell’ex premier, ormai residente all’estero per paura degli attentati alla sua persona. La notizia è arrivata dal Movimento Al-Mustaqbal, dopo il rinvenimento di un suo documento di identità nella zona dell’esplosione, il corpo di Shatah e della sua guardia del corpo sono stati trasferiti al Rafik Hariri University Hospital.

Dalle prime ricostruzioni si tratterebbe di un’autobomba, un enorme boato, una colonna di fumo nero densissimo ha invaso la zona centrale di Beirut. Vetri e schegge hanno cosparso le strade per oltre 500 metri dal luogo dell’esplosione, auto in fiamme e locali distrutti mostrano la brutalità di questo attentato che riapre le ferite, non ancora sanate, di quello accaduto solo un mese fa il 19 novembre dove rimasero uccise 25 persone e oltre 145 i feriti, rivendicato dal movimento jihadista denominato Brigate Abdullah Azzam legato ad al-Qaeda.  

Il ministro dell’Interno libanese, Marwaw Sherbil, recatosi presso il luogo dell’atto terroristico ha voluto sottolineare con tristezza quanto sia doloroso per il Libano dover affrontare ancora una volta tanta brutale violenza: “Non voglio parlare di politica, ma posso dire che l’unica strada è il dialogo, bisogna trovare una soluzione politica”.

Il Libano è davvero una terra che ha bisogno di trovare il suo equilibrio. La Svizzera del Medio Oriente è però stretta in una morsa che attanaglia un popolo fiero ed ospitale abituato alla libertà. Purtroppo la crisi siriana non sta aiutando la ricomposizione politica e sociale del paese e le continue pressioni israeliane pesano nonostante la presenza costante della comunità internazionale che attraverso la missione Unifil delle Nazioni Unite riesce a mantenere la stabilità agli estremi confini del sud.