Amazzoni del XXI secolo

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LIBANO – Naqoura 04/09/2013. Donna, militare, pilota in missione all’estero in un momento così difficile della storia mediorientale. Parliamo del Capitano Carla Brocolini.

L’ho incontrata a Naqoura in Libano e presta servizio presso la Task Forze Italair, sotto il comando del Colonnello Lipari. Italair è l’unità di volo italiana, che opera nell’ambito della forza Unifil (United Nations Interim Forces in Lebanon) con sede a Naqoura, dove collaborano in sinergia i piloti delle tre FFAA (Esercito, Marina e Aeronautica) con compiti di Casevac (Casuality evacuation), Medevac (Evacuazione medica), monitoraggio aereo, perlustrazioni, ricognizioni, trasporto di personale e materiale e operazioni antincendio. Il Capitano Brocolini è l’ufficiale di collegamento tra Italair e la struttura delle Nazioni Unite che coordina le operazioni aeree. In sintesi, si occupa della pianificazione e monitoraggio delle attività di volo giornaliere, del supporto agli equipaggi per l’esecuzione delle missioni e dell’aggiornamento della situazione delle operazioni e degli aeromobili. Un compito di grande responsabilità che richiede attenzione e lucidità in cui impegno e determinazione sono le strutture portanti del lavoro quotidiano. 

Lei stessa sottolinea che «Questo tipo di impegno è necessario sempre, anche in Patria, ciò che cambia in missione è la dedizione richiesta 24 ore su 24 in un ambiente operativo e professionale nuovo, spesso a contatto con procedure e persino culture diverse, in cui il ruolo della donna non è definito nei termini in cui siamo abituati». Alla mia domanda sulle difficoltà che ha dovuto affrontare mi spiega che come per qualsiasi obiettivo da raggiungere «bisogna avere il coraggio di rincorrere i propri sogni e con coraggio lottare, alle volte anche contro i limiti che la nostra mente stessa ci impone». È una donna determinata fiera della sua professione: ha conseguito il Brevetto ‘”Naval Aviator” presso le scuole di volo della Marina Militare degli Stati Uniti. Ottiene in seguito l’abilitazione per il Dornier DO-228 e per il P-180 e supera con successo anche la dura prova dell’impegnativo corso di Sopravvivenza S.E.R.E. (Survive, Escape, Resistance, Extraction), obbligatorio per tutti i piloti dell’AVES soprattutto in caso di partecipazione a missioni in teatro operativo come l’Afghanistan, e qualifica gli equipaggi di volo all’addestramento, alla sopravvivenza in caso di atterraggio forzato in ambiente ostile e ad essere recuperati secondo il sistema Joint Personnel Recovery della Nato. 

Dare spazio a chi con il proprio impegno ci regala uno spaccato dell’Italia, e delle donne italiane (apprezzate anche nei paesi islamici, nei miei viaggi mi è capitato di ricevere molti complimenti per il coraggio delle donne italiane anche da esponenti militari e religiosi), che ha davvero molte eccellenze da mostrare, è importante perché il nostro è sempre stato un paese che ha conquistato la fiducia dei paesi in cui abbiamo prestato la nostra opera attraverso il dialogo e l’amicizia, riconosciuto in Libano istituzionalmente, che ci consente di collaborare con la polizia locale e offrire sostegno alla popolazione che ci riconosce questo ruolo.  

Mi colpisce suo modo elegante e professionale di raccontarmi il lavoro che viene svolto quotidianamente dai militari italiani, e delle altre 37 nazioni, per il mantenimento della pace, qui nell’estremo sud del paese dei cedri al confine con Israele. Dovrà trascorrere qui sei mesi in missione, potrebbero sembrare tanti ma in realtà mi dice «questo è il tempo necessario per acquisire e operare con professionalità. Penso che il sacrificio richiesto sia lo stesso sia per un uomo che per una donna, ma probabilmente il mio punto di vista potrebbe cambiare con la maternità». Mi racconta poi che la passione per le Forze Armate le è stata trasmessa da suo fratello Stefano, attraverso i racconti delle sue esperienze di vita alla Scuola Militare Nunziatella di Napoli. «Entrando nell’Esercito, prima come volontaria, poi, attraverso l’Accademia Militare di Modena, come ufficiale, mi sono sempre più sentita attratta da questa professione per poi scoprire la passione per il volo che mi ha portato ad affrontare e superare le selezioni e poi i corsi per diventare pilota militare». 

L’ingresso delle donne nelle Forze Armate, dal punto di vista professionale, è stato una vera e propria sfida culturale per l’Esercito e per le Forze Armate itlaiane nel lor complesso , ora,  dopo 13 anni, si può cominciare a pensare che le barriere siano state superate, ma dal punto di vista professionale, per il Capitano Brocolini questa sfida ha richiesto tanti sacrifici, e un impegno assiduo, quotidiano per dimostrare di essere sempre all’altezza del suo ruolo. La sua femminilità non si perde neppure dentro l’uniforme, il coraggio di inseguire i suoi sogni ha regalato anche a tutti noi un pezzo di Italia all’estero. Il suo esserci mi fa sentire fiera di essere donna, perché mostra un assunto che spesso sfugge ossia che si può coniugare forza e sensibilità, dedizione alla famiglia e professionalità, equilibrio e determinazione. La presenza delle donne avvalora sempre più che si può e si deve allargare lo sguardo e cercare soluzioni differenti da quelle sino ad oggi utilizzate, perché magari un altro mondo è possibile!