LIBANO. Bloccate nuovamente le autostrade: prezzi alle stelle

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I manifestanti libanesi hanno ripreso a bloccare le principali autostrade il 14 gennaio in quella che, secondo loro, sarebbe stata una “settimana d’ira”, chiedendo la fine di un vuoto politico che dura da quasi tre mesi. Anche se le proteste sono diminuite nelle ultime settimane, le manifestazioni sono in corso da ottobre, prendendo sempre più di mira le banche e le istituzioni statali accusate di aver spinto il Paese al collasso.

Il movimento è stato alimentato da una crisi economica pesante, la peggiore dai tempi della guerra civile libanese del 1975-1990. Le proteste trasversali senza precedenti hanno fatto sì che il governo si dimettesse alla fine di ottobre, ma non se ne è ancora formato uno nuovo, mentre i partiti politici discutono senza soluzione sulla sua composizione, riporta Gulf Today.

Con la crescita della crisi di liquidità e l’aumento del costo della vita, i manifestanti sono tornati in piazza per sollecitare i politici ad accelerare il processo. La mattina del 14 gennaio, decine di manifestanti hanno bloccato le principali autostrade di Beirut ribaltando i bidoni della spazzatura e bruciando pneumatici, riporta Afp.

A causa della forte cirrosi economica, molti libanesi hanno perso il lavoro o hanno visto dimezzare i loro stipendi negli ultimi mesi. Anche quando le banche hanno fissato un tetto massimo per i prelievi, il valore della sterlina libanese rispetto al dollaro Usa è sceso di quasi il 40% sul mercato dei cambi paralleli.

Ci sono state manifestazioni sensore il 14 gennaio anche in altre province, tra cui la seconda città del Libano, Tripoli, e la città sudorientale di Hasbayya, come riportato le televisioni libanesi. I manifestanti a Tripoli hanno detto che la situazione è diventata insopportabile: mentre i prezzi sono esorbitanti, i partiti politici vengono accusati di prendere e perdere ancora tempo per formare un nuovo governo, riporta il canale televisivo Lbc.

A dicembre 2019, un nuovo premier è stato incaricato di formare un governo, ma i partiti politici del Paese non sono riusciti a trovare un accordo sui nomi proposti per i vari ministeri. I manifestanti chiedono un nuovo governo composto esclusivamente da tecnocrati indipendenti, ma politici e analisti avvertono che potrebbe essere un’impresa complessa in un Paese governato da un sistema settario di condivisione del potere dalla fine della guerra civile.

Maddalena Ingrao