LIBANO. Anche gli ex militari scendono in piazza con gli studenti

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Le proteste continuano per le strade di Beirut e oltre. Studenti e ex militari si sono riuniti al di fuori delle istituzioni pubbliche e delle imprese nel tentativo di esercitare pressioni sui leader politici del paese su ciò che considerano una mancanza di progressi a seguito delle dimissioni del primo Ministro più di una settimana fa.

I manifestanti si sono riuniti in Martyr’s Square nel centro di Beirut, luogo emblematico per le proteste, da dove hanno marciato verso il porto e sono riusciti a bloccare uno degli ingressi, nonostante le misure di sicurezza rafforzate presso le strutture, riporta Laht e fonti locali.

Altre dimostrazioni hanno avuto luogo in altre parti della capitale e in periferia, anche presso la sede del ministero dell’Istruzione, uno dei principali luoghi presi di mira dagli studenti nei giorni scorsi, e la Direzione Generale dei Trasporti terrestri e marittimi. Oltre alla capitale, i manifestanti hanno marciato anche nelle città costiere di Jounieh e Byblos, Sidon e Baalbek, dove i partecipanti hanno bloccato i centri educativi e gli uffici della Banca Centrale.

Nella città settentrionale di Halba, ci sono state proteste davanti alla sede della compagnia telefonica pubblica Ogero e della compagnia elettrica statale. Il presidente del sindacato degli Ospedali in Libano, Suleiman Haroun, ha avvertito che il paese sta affrontando una «grande crisi sanitaria» perché non ci sono dollari per pagare l’importazione di medicinali e forniture mediche. Ha anche avvertito che le forniture disponibili sarebbero durate solo un mese.

Haroun ha detto poi che gli ospedali e i medici si mobiliteranno il 15 novembre e smetteranno di ricevere i pazienti, tranne che per i casi urgenti. Il presidente dell’Ordine dei medici libanese, Charaf Abou Charaf Charaf, ha avvertito del rischio di penuria di rifornimenti, dicendo che ci potrebbe essere una catastrofe se la situazione non cambia presto.

A livello politico sembra che “nessuna decisione” possa essere presa prima di un discorso del segretario generale di Hezbollah, Hasan Nasrallah, previsto per l’11 novembre, il leader sciita è contrario alle dimissioni di Hariri e alla formazione di un nuovo governo, in quanto ciò avrebbe comportato settimane o mesi di ritardo nell’attuazione delle riforme richieste dai manifestanti.

Lucia Giannini