Le portaerei che non salparono

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ITALIA-Roma. 09/08/13.Daniele Lembo è stato un importante pubblicista e saggista italiano nonché appassionato di studi storici sulla partecipazione italiana al secondo conflitto mondiale: un argomento che lo ha portato a comporre vari articoli e cronache nel corso degli anni.

 

Le portaerei che non salparono. Le navi portaerei e porta idrovolanti della Regia Marina è un lavoro che ripercorre le vicende storiche della Regia Marina, illustrando i vari progetti e le caratteristiche degli stessi.

La vicenda delle portaerei dell’armata navale del Regno d’Italia è la storia di una lunga contesa tra Aeronautica e Marina: nel corso degli anni numerose decisioni vennero prese e poi annullate, concepiti altrettanti progetti e mai realizzati dagli stessi vertici della Marina che non riuscirono a capire in tempo l’importanza di dover disporre, al seguito della flotta, di una copertura aerea .

Tale necessità verrà presa in considerazione solo durante il secondo conflitto mondiale, quando il Paese si renderà conto di essere in ritardo per poter recuperare gli errori di programmazione fatti nel corso degli anni 

Il volume ripercorre le tappe fondamentali che segnarono un periodo di preparazione e di riorganizzazione politica e militare.

Tra gli anni 20 e l’inizio della guerra, vari Paese quali Francia, Inghilterra, Stati Uniti, Giappone disponevano di un’ ingente e compatta quantità di navi portaerei, una componente indispensabile per rendere una nazione una potenza militare solida ed efficiente: l’Italia non comprese subito tale necessità.

La conferenza di Washington del 1922 limitò le dimensioni delle flotte navali dei cinque Paesi firmatari, stabilendo quindi le tonnellate di naviglio che ciascuna nazione poteva costruire. Nonostante la quantità fissata per l’Italia fosse di 60.000 tonnellate, pari a quella della Francia, il nostro Paese, ignorando segretamente le clausole del patto, affrontò il secondo conflitto mondiale completamente sprovvisto di navi portaerei.

Lembo ci mostra, attraverso una dettagliata e minuziosa ricerca, come l’Aeronautica italiana abbia influito negativamente sulle decisioni del governo, convinta che la stessa posizione territoriale centrale del Paese nel Mediterraneo fosse sufficiente a fungere da base per velivoli, che potevano così dirigersi verso qualunque bersaglio.

L’ Aeronautica inoltre non destinò parte delle sue forze come “aviazione da marina”, cosa che pensò bene di fare la Gran Bretagna ed avendo un comando a parte si limitò a prestare aiuti e supporti aerei solo quando necessario e sotto esplicita richiesta, cercando sempre di curare i propri bisogni strategici.

Durante lo svolgersi del conflitto, la situazione venne leggermente a cambiare e l’Italia avviò lavori di allestimento delle navi portaerei Aquila e Sparviero, che non verranno mai portati a compimento ed ultimati: l’Aquila restò nei cantieri navali di Genova, e lo Sparviero arrivò all’armistizio senza che i lavori avessero effettivamente preso consistenza.

La Marina, nonostante gli impedimenti e la evidente contrarietà del Regime alla costruzione di portaerei, portò avanti studi e progetti durante tutto il periodo antecendete al conflitto.

Il volume è disponibile nelle migliori librerie o direttamente presso l’editore:

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