Le Organizzazioni non Governative nell’Islam

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Dopo l’analisi della finanza islamica proponiamo un’acuta analisi sul mondo delle Ong islamiche.

 

Nella dichiarazione finale della  Conferenza intergovernativa regionale sulla Democrazia, i Diritti umani  e  il ruolo della Corte penale internazionale,  tenutasi a Sanaa dal 10 al  12 gennaio del 2004, si legge: 

1. I sistemi democratici proteggono i diritti e gli interessi di ciascun individuo senza alcuna discriminazione, soprattutto i diritti e interessi dei gruppi svantaggiati e vulnerabili.

2. La democrazia si raggiunge non solo tramite le istituzioni e le leggi, ma anche attraverso l’effettiva pratica dei principi democratici che dovrebbe essere misurata dal grado in cui questi principi, norme, standard e valori sono oggi favoriti e dalla misura in cui promuovono larealizzazione dei diritti umani.

3. Un vero governo democratico e il rispetto dei diritti umani richiedono una società civile che funzioni liberamente, che sia ben organizzata, vibrante e responsabile, richiedono un contesto legale all’interno del quale possono cooperare in uno spirito di associazione e partecipazione.”

4. “Società civile”è qui la parola chiave. Lo è perché nel mondo arabo-islamico, in cui regimi dittatoriali si alternano a sedicenti repubbliche presidenziali di fatto “ereditarie”, la società civile organizzata deve spesso affrontare l’opposizione e la censura del potere centrale. Basti pensare a quanto accaduto alla Ibn Khaldoun Centre e al suo fondatore, l’intellettuale egiziano Saad Eddin Ibrahim. Nel giugno 2001, la Corte suprema per la Sicurezza dello Stato del Cairo ha condannato 22 membri del Centro. L’accusa principale è di truffa e corruzione. Negli atti del processo si sostiene che sarebbero stati utilizzati in maniera illecita fondi dell’Unione Europea. Ma di fatto una delle principali accuse mosse al Centro riguarda la richiesta d’intervento rivolta dal Centro a una associazione protestante con sede a Bonn a favore della minoranza cristiana-copta in Egitto.

Quando si parla di aiuto umanitario, di conseguenza di OnG, si presuppone che si tratti di un argomento ad esclusivo appannaggio dell’Occidente. Tuttavia negli ultimi vent’anni, è emersoun fenomeno, tanto interessante quanto complesso,che capovolge questa opinione: le OnG islamiche, fondate da musulmaniper difendere la causa dell’Islame le popolazioni musulmane, ovunque esse si trovino. Dotate di mezzi finanziari notevoli e talvolta diindefinita provenienza, sono presenti su tutti i fronti:dove lo Stato è carente si prendono cura dell’istruzione dei bambini, si occupano di indigenti e orfani. Nei paesi in guerra, quali l’Afghanistan, la Cecenia, la Palestina, curano i feriti e accolgono i rifugiati. Persino in Occidente, Europa compresa, nelle prigioni, negli ospedali, nelle periferie, si occupano dei detenuti, degli infermi e dei disagiati. Ovunque costruiscono moschee, scuole coraniche e suscitano una forte mobilitazione politica. Poiché coniugano azione caritativa e proselitismo,le OnG islamiche possono essere ritenute gli strumenti moderni di quello che Abdel-Rahman Ghandour ha definito un jihad umanitario.

Le OnG islamiche inseriscono la loro attività nel quadro delle dottrine relative alla solidarietà islamica. Il che significa che,a seconda dei casi, fanno riferimento sia ai precetti

enunciati nel Corano sia alle dottrine classiche elaborate dagli esegeti musulmani sia alle idee recenti coniate dagli ideologi dei movimenti islamisti contemporanei. Gli inviti che si trovano nel Corano e nella Sunna, la tradizione islamica, a versare l’imposta sociale purificatrice (zakat), terzo pilastro dell’islam, sia l’elemosina(sadaqa),sono stati ripresi e codificati dai giuristi musulmani. Nella sura VII, versetto 156 si legge:“Farò sì che il Mio castigo colpisca chi voglio, ma la Mia misericordia abbraccia ogni cosa: la riserverò a coloro che mi temono e pagano la decima, a coloro che credono nei Nostri segni”; e ancora nella sura XXII, al versetto 41: “Essi sono coloro che quando diamo loro potere sulla terra, assolvono all’orazione, versano la decima, raccomandano le buone consuetudini e proibiscono ciò che è riprovevole.”

A questi e al altri versetti coranici si affiancano alcuniha dith, detti e fatti del Profeta:“Ibn Ornar-che Iddio sicompiaccia di entrambi-ha riferito che l’Inviato di Dio- Iddio lo benedica e gli dia l’eterna salute-ha detto: Mi è stato ordinato di combattere le persone sinché non testimoniano che non v’è altro dioe che Maometto è il Suo Inviato, sinché non compiono la preghiera, non offrono lazakat.Se faranno ciò, risparmieranno il loro sangue e le loro ricchezze, tranne ciò che spetta all’lslam e i loro conti sono con Iddio”.

Chi sono i destinatari dellazakaf?Vi sono più categorie di destinatari come si legge nel testo coranico alla sura IX, 60: “Le elemosine (sadaqat) sono per i bisognosi, per i poveri, per quelli incaricati di raccoglierle, per quelli di cui bisogna conquistarsi i cuori, per il riscatto degli schiavi, per quelli pesantemente indebitati, per lo sforzo sul sentiero di Dio e per il viandante.” E’ interessante per il nostro scopo, per capire quanto sia importante la giusta interpretazione e quanto sia facile manipolare il testo coranico in assenza di una guida universale, riportare qui la spiegazione data alle categorie di persone elencate nel suddetto brano innanzitutto da un commentario coranico classico, ilTafsir al-Jalalayn,e in seguito quella che accompagna una traduzione italiana molto diffusa tra i convertiti italiani, quella a cura del segretario nazionale dell’Ucoii (Unione delle comunità e delle organizzazioni Islamiche d’Italia) Hamza Roberto Piccardo. Nel Tafsirsi legge:“Le elemosine(sadaqat)sono lezakat obbligatorie. I bisognosi (tuqarà) sono coloro che non trovano ciò che è loro necessario e che loro spetta; i poveri (masakin) sono coloro che non trovano ciò che serve per la loro sussistenza; quelli incaricati di raccoglierle (ami/in ‘alayha) sono coloro che le richiedono, le suddividono, le trascrivono e le accumulano; quelli di cui bisogna conquistare i cuori(almu’al/ata qulubuhum)per convertirli, per rafforzare la loro fede, per convertire i loro simili oppure per dissolvere le divisioni tra i musulmani […]; per il riscatto degli schiavi (ti al-riqab),per quelli pesantemente indebitati(a/-gharimina) ovvero coloro che hanno contratto un debito che non possono saldare oppure che si sono impegnati a pagare e non sono in grado di farlo oppure per conciliare i litiganti anche se ricchi; per coloro che sono sul sentiero di Dio(ti sabil AI/ah)ovvero che compiono iljihade non hanno diritto al bottino anche se ricchi; per il vi andante(ibn sabil)colui che è in viaggio”. In una fatwa riportata all’interno del sito www.islam-online.com ed emessa da Muzammil Siddiqi si ha l’anello di congiunzione che ci conduce direttamente alle Organizzazioni non governative. La domanda concerne l’obbligatorietà della zakat a/fitr, owero lazakat da versare durante il mese del Ramadan. Il responso è il seguente: − “La zakat a/-titr èobbligatoria per ogni musulmano adulto, maschio o femmina che sia. Il capofam iglia deve pagare questo ammontare per sé e per la propria moglie, i propri figli e i propri domestici. Questa sadaqa deve essere versata durante il mese di Ramadan in qualsiasi momento ma prima della preghiera della ‘Id alFitr. La sadaqa deve essere data al povero e al bisognoso. I singoli possono anche fare il pagamento presso organizzazioni caritatevoli che raccolgono questo fondo”. Le OnG islamiche applicano queste prescrizioni adeguandole alle situazioni e alle esigenze contemporanee:

1. I poveri e gli indigenti sono coloro che non possono provvedere ai propri bisogni e a quelli della loro famiglia. Oggi questa categoria comprende impiegati e operai, handicappati e coloro che non hanno-non hanno ancora- tutte le facoltà mentali, i giovanissimi, le persone anziane, coloro che recano delle malformazioni, i malati. Costoro hanno priorità nel ricevere la zakat.

2. Gli amministratori responsabili dellazakat.All’interno delle ONG, dove una parte del personale permanente non è volontario ma salariato, la zakat può quindi essere usata per pagare questo personale.

3. “Coloro i cui cuori devono essere riconciliati” ovvero, secondo il Corano, tutti coloro che sono potenziali convertiti all’Islam ai quali si può fare un dono. Lo stesso vale per i musulmani che vivono in regioni di frontiera con paesi nemici. L’aspetto strategico di questazakat,che assomiglia molto a un acquisto di buona condotta, o per lo meno di buona volontà, è palese.

4. E’ su questo tipo dizakatche si appoggiano le ONG per giustificare il proselitismo che esercitano, tramite la loro azione sociale e umanitaria. A favore dell’affrancamento degli “incatenati”, per emancipare gli schiavi. Questa disposizione si applica anche ai prigionieri di guerra musulmani sottomessi come schiavi.

5. Gli insolventi hanno a loro volta il diritto di ricevere la zakata patto che i debiti siano stati contratti per questioni lecite. Questo si applica alle vittime delle catastrofi, costrette a indebitarsi e che non possiedono alcun bene che possa estinguere il loro debito.

6. “Coloro che combattono sulla via di Dio” ovvero i mujahidin. Quindi quando la umma, la sua coesione, i suoi cittadini si sentono minacciati, si può dichiarare un jihad. La resistenza algerina contro l’occupazione francese, quella afghana contro i sovietici, quella degli hezbollah contro Israele vengono intesi dai musulmani attivisti come jihad.

7. I viaggiatori, compresi i deportati, i fuggiaschi, i rifugiati e le persone che possiedono denaro ma non ne possono fare uso. Unitamente alle persone senza domicilio e i trovatelli. Per le ONG questa categoria giustifica soprattutto l’obbligo di assistere i rifugiati. Lasciare un paese dal governo corrotto è un atto lodevole.

La zakat sottostà a delle regole ben precise:

1. La persona che è qualificata a donare lazakatnon può riceverla

2. Non è consentito versare lazakatal proprio marito, alla propria moglie, ai propri genitori, nonni, figli e nipoti

3. Non si può spendere il fondo dellazakatper costruire una moschea;

4. E’ preferibile pagare la zakat agli incaricati

5. La zakat ovunque venga versata dovrebbe essere spesa a favore degli abitanti poveri della comunità stessa a meno che non vi sia necessità in altri parti del mondo

6. Chiunque possa ricevere la zakat può riceverla sotto forma di assistenza o di regalo, senza che gli si dica che si tratta di zakat

7. Tutti i mobili e gli immobili sono esenti dalla zakat

8. Il denaro dellazakatdi un anno può essere speso nello stesso anno anticipatamente,può essere versato in un solo versamento oppure a rate.

Allazakat, pilastro dell’Islam, si affiancala donazione volontaria, spontanea, lasadaqa.E’ destinata alle suddette categorie, ma anche a tutte le persone che hanno problemi di salute e difficoltà finanziarie, così come a tutte le organizzazioni che favoriscono il “bene pubblico” (maslaha), in modo particolare le moschee, ma anche scuole, ospedali, cooperative, fondazioni sociali per orfani, handicappati e anziani, e per finanziare ricerche scientifiche.

Le OnG islamiche non poggiano solo sui pilastri dell’Islam, ma anche su un certo numero di istituzioni tipicamente islamiche: i waqf, le moschee, le madrase e le confratemite sufi. Nella città islamica tradizionale, la maggior parte delle istituzioni pubbliche a carattere sanitario, religioso e sociale si basava sull’istituzione delwaqf,ovvero le fondazioni pie. Dopo lo Stato i waqf furono i soli responsabili morali di quella sfera d’azione occupata in seguito dai servizi pubblici.Un waqfconsiste nella donazione di un bene o del prodotto di questo bene a una fondazione pie o caritativa. Il bene che costituisce il waqf viene consacrato a Dio, tramite un atto giuridico, e diventa inalienabile.

Il sito difs/arnie reliefoffre la seguente definizione di Waqf: − “Il waqf che significa etimologicamente “il blocco di un bene affidato con il fine di essere sfruttato per altri fini rispetto al proprio uso”, è l’immobilizzazione di un bene per farlo rendere e dare il beneficio ai poveri. In altre parole, il waqf è una sadaqa o elemosina continua le cui ricompense, l’utilità e gli effetti che ne conseguono aumentano nel corso della vita del donatore e continuano dopo la sua morte; i suoi benefici vengono distribuiti ogni anno (fondi di conduzione).

 

 

Tratto da osdife.org; autore: “Kevin” analista indipendente d’Intelligence