Le nuove rotte commerciali per la Cina passano dall’Artico

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Nelle ultime settimane il premier e il presidente cinese hanno visitato la Danimarca e l’Islanda, mettendo in evidenza il crescente interesse di Pechino nella regione artica.

L’Artico è una fonte di risorse prime minerali: contiene la più grande riserva di idrocarburi non sfruttate nel mondo. Sondaggi internazionali eseguiti dalle agenzie per l’energia stimano che le riserve non ancora scoperte al di sopra del Circolo Polare Artico potrebbero superare i 25 miliardi di metri cubi di gas naturale e 150 miliardi di barili di petrolio. Ma le risorse minerarie più interessanti per la Cina sono elementi delle terre rare (REE). La regione artica, in particolare il territorio danese della Groenlandia, è ricca di depositi REE. Le stime della Groenlandia posizionano le riserve non ancora scoperte REE superiori a 12 milioni di tonnellate, quasi il 10 per cento delle riserve globali. Non solo, passando per l’Artico possiede rotte di navigazione più veloci verso l’Est degli Stati Uniti e dei mercati europei. Rotte sempre più interessanti e accessibili visto che il riscaldamento globale provoca una costante riduzione del ghiaccio. Passando dall’Artico si accorciano distanze e i tempi di consegna tra i porti di esportazione cinesi e i mercati ad alto rendimento d’Europa e la costa orientale del Nord America, così come la possibilità di portare le materie prime dalla Siberia ai porti cinesi. I costi verrebbero abbattuti del 30-50 rispetto alle vie navigabili tradizionali intorno lo Stretto di Malacca o al Canale di Panama. Le spedizioni tra Shanghai e Amburgo verrebbero calcolate su 6.400 km (4.000 miglia in meno rispetto alle attuali), risparmiando circa sei giorni di viaggio. Ma poiché la Cina non ha accesso diretto al circolo polare, si dovrà costruire la sua influenza attraverso la cooperazione diplomatica con le nazioni polari, come evidenziato da recenti visite dei leader cinesi per la Danimarca e l’Islanda.